Pubblicato da: Sadugo | 7 marzo 2010

UNA CAMERIERA PER IL TENENTE FREEMAN

Fuori la pioggia scrosciante inondava la città lavandola dopo una giornata fatta di traffico, smog e isteria. Il tenente Freeman camminava su e giù per la sua stanza come un orologio a dondolo, camminava cosi da quando tre mafiosi del cazzo lo avevano preso di sorpresa mentre era intento a svuotarsi la vescica in un angolo buio sulla settantasettesima, i piedi di porco che avevano sbattuto sui suoi ginocchi di porco non avevano giovato alla sua deambulazione, e adesso ciondolava leggermente.
Tz, ginocchi di porco, cosi li chiamava sua moglie quei ginocchi lentigginosi e privi di peli, e ogni volta che discutevano di qualcosa lei li apostrofava con disprezzo, al punto che dopo il divorzio il tenente Freeman ci si era quasi affezionato. Erano il souvenir di un amore finito, il monumento a un paradiso perduto, dannati ginocchi di porco, pensò soffermandosi alla finestra a guardare oltre il proprio riflesso. Pensò a sua moglie, ai suoi seni cadenti, al fatto che lui adesso non poteva più raccoglierli e che forse adesso a raccoglierli era qualche burocrate noioso che aveva dato via l’anima per un lavoro governativo. Il tenente Freeman no, questo non lo aveva mai accettato, lui era come gli eroi dei telefilm preferiti di sua figlia: ombroso come Jack Malone, dedito al lavoro come Jason Gideon e amava la professione come Jethro Gibbs ma sua figlia non gli rivolgeva la parola da anni.
Era un eroe di un telefilm senza spettatori. Guardava il proprio volto sopra la città, tagli e ammaccature riflettevano la luce, ho bisogno di una donna, si disse.
No, non ne hai bisogno, si rispose. Sorpreso dal dialogo interno s’interrogo perplesso sul fatto se stesse assumendo l’atteggiamento della volpe con l’uva nei confronti del gentil sesso.
– cado a grappoli e ho per caso la coda rossa?
Si chiese con tono sarcastico.
– beh no, ma….
– allora non fare supposizioni stupide – s’interruppe e prosegui – c’è sempre la cameriera del caffè vicino la stazione, forse potresti andare da lei, sta per smontare dal servizio
Si fermò per qualche secondo in mezzo alla stanza prendendo in considerazione l’idea.
– già, e poi arrivi li e lei ti accoglie con lo stesso entusiasmo con cui si accoglie un piatto di trippa di maiale dopo un indigestione
– già che poi a me la trippa di maiale m’ha sempre fatto anche schifo
– appunto
Il tenente Freeman con aria perplessa rimase in mobile per un momento davanti alla finestra del suo appartamento, in lontananza ululavano le sirene della città.
– appunto cosa?
– Boh, non so….la trippa ….e l’indigestione
Si rispose dubbioso.
– si ma qual è il punto?
S’incalzò, con tono aggressivo.
– non saprei, forse il fatto che ci potremmo fare la figura del pagliaccio?
– Oh, beh…non ce ne siamo preoccupati più di tanto negli ultimi tempi mi pare
Disse sarcastico indicandosi i vestiti logori e il volto segnato dalle occhiaie e dalla barba incolta, e stava per rispondersi ma proseguì ancora.
– mi chiedo perché adesso abbiamo tutta questa premura per la nostra rispettabilità, e spero che mi perdonerò il mio sarcasmo ma credo che per prendersi cura di una qualsivoglia rispettabilità bisognerebbe almeno possederne una
Poi si sedette in terra nel centro dell’appartamento, quasi sfinito e con aria malinconica, e si disse.
– già, ma forse qui non c’è in gioco la nostra rispettabilità
Si ascoltò in silenzio senza interrompersi.
– forse qui c’è in gioco il nostro cuore, quello che mai una volta è stato in pericolo fino ad oggi
Il tenente Freeman sorrise amaramente.
– forse questa volta ci potremmo fare veramente molto male, lo capisci questo? Sono anni che vivi da solo in questa scatola di cemento coi buchi, non è facile ripartire, iniziare una nuova vita
Freeman annuì, aveva gli occhi lucidi e la sua voce era quasi rotta dal pianto.
– ma converrà con me che se proprio dobbiamo andare incontro alla distruzione, almeno facciamolo come si deve
Sorrise fiducioso al suo appartamento, si lasciò andare all’indietro sdraiandosi sul pregiato tappeto e per un po’ fissò con aria sognante il soffitto, e sul soffitto vi erano delle immagini in movimento, e in ognuna di queste immagini vi era la cameriera del caffè, mentre sorrideva, mentre si sistemava i capelli dietro l’orecchio, mentre rideva come una bambina alle sue battute, mentre con aria falsamente seriosa parlava della vita, e mentre con gli occhi chiusi e le labbra appena aperte aspettava il suo bacio.
– ma non so nemmeno cose si chiama
– e che importa? Questo è solo un particolare
Si disse il tenente Freeman continuando a guardare stupito l’immagine di lei sul soffitto e aggiungendo.
– questa è magia
– no, questa è la vodka Si corresse immediatamente.

Vincent Freeman

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Responses

  1. […] IL CASO E’ TUO TENENTE FREEMAN Vincent Freeman entrò con aria circospetta nell’ufficio del commissario di polizia, l’aria era rarefatta e asfissiante, un misto di polluzioni sudorifere e acari selvaggi. Su invito del commissario si sedette sulla poltrona di pelle umana, presumibilmente di nigeriano dell’800 morto di psoriasi, pensò Vincent carezzandola con un certo disgusto. –         cha faccia di merda che ha tenente Freeman –         la ringrazio Rispose Vincent accomodandosi sul nigeriano poltronizzato. –         mi ringrazia di cosa? –         Di aver sottolineato il mio decadimento fisico, vuole fare anche qualche appunto sul mio sedere floscio e peloso? Oppure possiamo disquisire sulla scarsa tenuta dei miei tricipiti che si stanno trasformando in orecchie di coniglio? Il commissario sbattè con forza il pugno sulla scrivania facendo alzare in volo miliardi di acari che si supponevano ormai defunti, poi puntando il dito verso Vincent gridò rabbioso. –         stia attento tenente Freeman, stia attento a fare lo spiritoso, lei non sa a che pene va incontro! Freeman si volto impaurito e circospetto alle sue spalle. –         e ora che cazzo c’è? Gridò il commissario schiumando di rabbia agli angoli della bocca. –         niente – rispose calmo Vincent – cercavo di capire dov’è questo pene che mi viene incontro Il commissario sbuffò e si lasciò andare sulla poltrona quasi arreso, poi prese un fascicolo dal cassetto della scrivania e lo gettò davanti a Vincent e guardando fuori dalla finestra che dava sulla notte e sulla città, con aria distratta, disse. –         niente di eccezionale, il solito torturatore di mogli infedeli, preciso come un chirurgo ma cialtrone come un macellaio, guardi dove abbiamo ritrovato i resti –         immagino se per lei fa lo stesso –         problemi col sangue tenente Freeman? Sogghignò il commissario sentendosi un uomo migliore e più forte. –         no, problemi con la cena di stasera e se non vuole rivederla le consiglio di togliermi di sotto gli occhi quel catalogo di brandelli umani I due uomini si guardarono, Freeman aveva negli occhi il disagio di chi siede su un bipede e non vede l’ora di alzarsi e abbandonare il senso di colpa, mentre il commissario aveva quello sguardo cinico e malizioso di chi non ha una buona opinione di nessuno. –         Il caso è suo tenente Freeman Ma Freeman dopo essersi sistemato meglio sulla poltrona prese il fascicolo e lo rigettò dall’altra parte della scrivania con noncuranza e parlò. –         le risolvo il caso in un minuto, il marito è rientrato in casa prematuramente dal lavoro, la dolce moglie se ne stava sdraiata sul divano a guardare il solito reality show del cazzo allorché il marito furioso venendo da 12 ore di straordinario presso la sua fabbrica di cinghie d’ottone si è sentito ribollire il sangue su per le meningi e l’ha incenerita con il tostapane elettrico. Dopo ne ha sparso i resti per la casa cercando di far sparire il corpo con lo spremiagrumi della Braun. Il caso è chiuso, arresti il marito e il tostapane, e la gloria è tutta sua Poi Freeman si alzò e lasciò il commissario da solo tra gli acari e le polluzioni sudorifere. Vincent Freeman Vedi anche: Svegliati Tenente Freeman Una cameriera per il tenente Freeman […]


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