Pubblicato da: Sadugo | 13 marzo 2010

L’AMORE CON LA “A” MAIUSCOLA DI VINCENT FREEMAN

C’erano questi palazzi enormi, proprio al confine con il mare.
Il sole gettava le loro ombre tra le onde che morivano dolcemente sulla spiaggia.
Vincent Freeman era seduto con lo sguardo rivolto all’orizzonte, dove decine di gabbiani volteggiavano coreograficamente nell’azzurro rosato del tramonto.
Potrei innamorarmi,
pensò, potrei farlo, ora in questo preciso momento.
Lei gli sorrise con quel suo sorriso complice e disse.
–         mi piacerebbe che questo momento durasse per sempre
–         anche a me
Rispose Vincent baciando le sue dita che erano scivolate dai capelli verso la sua bocca.
Lei non era mai stata cosi felice, ma ora era li, seduta, con la sabbia tra le dita dei piedi e le mutande umide che le davano leggermente fastidio, ma era un fastidio dolce, quasi piacevole. Pensò che avrebbe voluto avere le mutande appiccicate nel culo per sempre. Non era un pensiero romantico, ma per lei desiderare una cosa del genere poteva voler dire solo una cosa, amore. E di quello con la A maiuscola.
Pensò che tutto era perfetto, che ogni primo appuntamento dovesse essere in quel modo, e che mancava solo una bella canzone di sottofondo, cosi disse.
–         manca solo una bella canzone d’amore
–         di che tipo?
Chiese Vincent facendo scivolare le dita lungo la linea dolce del collo di lei.
–         non saprei, qualcosa di romantico tipo Mariah Carey o Whitney Houston
Vincent rise, ma le sue dita scesero ancora più in basso.
–         cosa ci trovi di divertente?
Chiese lei con la sua voce vellutata.
–         era una battuta, no?
Disse lui sempre sorridendo, ora le sue dita erano proprio sopra il seno di lei, scendevano in mezzo per poi girare intorno e tornare nuovamente al centro.
–         io non ho fatto nessuna battuta.
Rispose seriamente.
–         non vorrai dirmi che ti piace quella musica li?
–         beh, la trovo romantica, che c’è di male?
–         non c’è niente di male, a meno che tu non viva in una fabbrica di baci perugina
Rispose distrattamente Vincent, ora le sue dita si facevano più invasive da sopra la camicetta bianca.
–         non capisco cosa vuoi dire
–         beh, non è quella che io definirei musica ma se a te piace….-
Le dita erano entrate dentro la camicetta e Vincent sentiva dentro di se che aveva voglia di fare l’amore con lei, anche se le piaceva Mariah Carey o trovava Whitney Houston un genio della musica d’autore. Non gli importava, lei era cosi bella che se fosse stato necessario avrebbe ascoltato per tutta la vita solo le canzoni delle peggiori boyband per teenager arrapate. E pensò che fosse un pensiero romantico, massacrarsi gli orecchi e i coglioni con della musica pietosa per una donna, per lui voleva solo dire una cosa, amore. E di quello con la A maiuscola.
–         tu che musica avresti scelto?-
Chiese un po’ indispettita.
–         non so, una ballata acustica stile Counting Crows, o qualcosa di Cat Power
–         chi? Contando corvi? Gatto potenza? E chi cazzo sono?
Disse lei con una risata fragorosa. Ma un sorriso maligno si disegnò sul volto di Vincent Freeman, poi con un gesto fulmineo le strappò le mutande umidicce dal culo e con un gesto altrettanto rapido le legò intorno al suo collo, in pochi secondi il sangue aveva smesso di affluire al cervello e lei era morta.
L’amore con la A maiuscola non esiste, pensò Vincent Freeman, mentre camminando lasciava impronte leggere sulla sabbia.
Vincent Freeman
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