Pubblicato da: Sadugo | 14 marzo 2010

NON TI ABBATTERE VINCENT FREEMAN

Certi giorni sembravano sabbie mobili e questo Vincent lo sapeva anche troppo bene. Ere rimasto impantanato mille volte in quei minuti paludosi, in quei secondi appiccicaticci. In quelle giornate che sembravano non passare mai, tanto ci mettevano a farlo. Non era il passare degli anni, il cadere lento delle foglie in autunno o il calore che filtrava da sotto le persiane chiuse in estate. Non era il ripetersi continuo di eventi vissuti e rivissuti all’infinito, non era il modo in cui le sue giornate si riavvolgevano e ricominciavano da capo come vecchi film. Non era tutto questo a farlo sentire cosi. Era qualcosa di più sottile, qualcosa che si era insinuato sotto la sua pelle un pomeriggio d’inverno e non se n’era più andato. Era qualcosa che si era travestito da amore, una maschera di carnevale fatta di carezze e affettuosità che nascondeva qualcos’altro. Questa ossessione mi distruggerà ed io non voglio essere distrutto, aveva scritto Vincent nel suo diario.
– io voglio solo che tu non te ne vada
Le aveva detto guardandola fissa negli occhi.
Ma lei aveva sorriso senza sorridere veramente, le ossessioni non hanno sorrisi, pensava Vincent, ghignano soltanto. E non aveva risposto niente, lasciando che il suo silenzio parlasse per lui.
Io non voglio che tu te ne vada, ma a volte penso che dovresti. Lo penso ogni volta che bacio le tue labbra umide, che sfioro la tua pelle abbronzata. Ogni volta che le tue dita esplorano il mio corpo. Ogni volta che mi fai sentire felice e in colpa come uno stupido ragazzino.
Ma non disse niente di tutto questo.
Continuò a fissarla senza aprir bocca.
Lei prese tempo, giocò con i capelli dietro l’orecchio, avrebbe voluto parlare ma troppi pensieri e troppe parole si accalcavano sul limite della sua mente, lo fissò.
Vincent sentiva quello sguardo addosso, lo sentiva sempre, anche quando erano tra la gente, era uno sguardo intenso, un oceano verde tra due spiagge rosa, era lo sguardo di un animale sorpreso dai fari di un auto in corsa.
Sorrise.
Silenzio.
Il cuore di Vincent batteva, urlava, chiedeva pietà.
Lei sospirò e poi disse.
– scusa Vincent, ma io non ce la faccio più, e non prendertela con me perchè non è facile come credi, non è vero quello che si dice in giro, quello che scrivono sui giornali o che dicono in tv, è tutto sbagliato. Non conoscono le cose di cui parlano e ci vogliono convincere di qualcosa di falso. Non so se sia una macchinazione governativa, o chi ci sia dietro a tutto questo, ma tu Vincent sei solo un ramoscello spezzato dall’ingranaggio del sistema e io non ce la faccio più….Vincent, mi spiace ma non è vero quello che dicono e per me le dimensioni contano –
Poi fece una pausa, si voltò nelle sue All Stars rosse, aprì la porta e se ne andò, lasciando Vincent e il suo orgoglio soli nella stanza.

Vincent Freeman

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