Pubblicato da: Sadugo | 19 marzo 2010

NON ESSERE PERMALOSO VINCENT FREEMAN

Quel giorno Vincent Freeman guardava piovere da dietro la finestra, pioveva da giorni e lui aveva passato quei fine pomeriggio dopo scuola chiuso in casa con il naso spiaccicato al vetro.
– ti verrà la faccia come un filippino
Gli aveva detto sua madre senza preoccuparsi di poter essere accusata di razzismo mentre rigovernava i piatti. Ma Vincent non aveva scostato la punta del suo naso nemmeno di un millimetro e se ne stava li ripensando a quello che gli aveva detto la maestra pochi giorni prima.
– per fare l’astronauta bisogna essere molto intelligenti Vincent, ma in ogni caso puoi sempre fare l’autista degli autobus
E aveva concluso con tono molto compassionevole.
– ci sono degli autobus arancioni che sembrano quasi astronavi
Vincent non aveva detto nulla, aveva risistemato nello zaino tutti i suoi quaderni e l’astuccio con le matite e se ne era tornato a casa, ma da quel momento ogni pomeriggio lo aveva passato affacciato alla finestra a guardare gli autobus passare, e ogni volta immaginava il corpo grasso e sfatto della maestra che vi finiva sotto, rimbalzava tra le ruote e i pistoni perdendo brandelli di carne e infine finiva per rimanere incastrato tra le ruote posteriori con la marmitta incandescente che le bruciava la pelle a buccia d’arancia del culo. Altre volte la maestra nell’impatto veniva sbalzata fuori dalla strada verso il cortile della famiglia Freeman, e Vincent se la immaginava volteggiare con il vestito in fiamme come una sorta di stella cometa grassa, per poi atterrare sulla ghiaia con la testa girata in modo innaturale. Vincent le si avvicinava e senza farsi sentire da nessuno le diceva all’orecchio.
– Per vivere bisogna essere vivi, ma in ogni caso puoi sempre fare da concime
Ogni pomeriggio una morte diversa.
In quel momento c’erano centoventitre autisti in uniforme blu con la borsetta e il taccuino per le multe che accerchiavano la maestra, avevano gli occhi iniettati di sangue e lo sguardo da ultimo anello della catena evolutiva, non sembravano affatto intelligenti.
La maestra lanciò un ultimo sguardo disperato verso la finestra di Vincent, lui la guardò, annuì in modo solenne, sorrise e poi mormorò.
– è tutta vostra ragazzi
E gli autisti le saltarono addosso come zombie infetti strappandole brandelli di carne a morsi e urlando con i denti sporchi di sangue e i tendini che gli ciondolavano ai lati della bocca.
– Vincent? Vincent? Tutto bene?
La voce di sua madre lo richiamò alla realtà.
– dai vai a metterti il pigiama che è tardi
– ma poi mi leggi una favola del dottor Seuss?
Aveva chiesto Vincent con tono implorante, la madre annuì paziente e lo guardò zampettare verso la sua cameretta con il cuore colmo di gioia per aver dato alla luce quell’esserino quieto e innocente.

Vincent Freeman

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