Pubblicato da: Sadugo | 26 marzo 2010

NON FARE TARDI DOTTOR FREEMAN

Il dottor Freeman si preparava all’ennesimo intervento d’emergenza, micro particelle di sudore gli scorrevano sulla fronte facendola assomigliare a una pesca noce vaporizzata ad arte come nei migliori supermarket di classe.
L’infermiera Abbey Vaugin, bionda teutonica leggermente svampita, lo guardava con ammirazione e devozione, più volte aveva sognato di essere presa con forza dal Dottor Freeman, immaginava di essere sbattuta contro il macchinario delle risonanze magnetiche, presa di sorpresa mentre cambiava un catetere venoso, spadroneggiata mentre governava le padelle del reparto malattie intestinali. Ma era solo un sogno, perché il Dottor Freeman era un vero professionista e non aveva tempo per i sentimenti.
– cosa abbiamo?
Chiese ai suoi assistenti.
– un orgasmo multiplo da tamponare
Avrebbe risposto l’infermiera Abbey Vaugin se il tirocinante Raymond Carter, preciso fino alla noia, non fosse intervenuto.
– funzioni vitali assenti, probabilmente dovute alle diverse ferite da arma da fuoco
Il Dottor Freeman si morse il labbro inferiore con artificiosa teatralità e disse con voce decisa:
– infermiera ho bisogno di lei
– sono tutta sua
Avrebbe risposto l’infermiera Abbey Vaugin se in quel preciso istante non fosse entrata un’altra barella con sopra un semicadavere intento a interpretare una fontana vermiglia e zampillante.
– per dio, è la fine
Gridò l’assistente Raymond Carter intubando la fontana, mentre l’infermiera Abbey Vaugin si sporgeva sul moribondo sperando che il Dottor Freeman notasse le sue avvenenti rotondità lasciate semi-scoperte dalla divisa aperta.
– State calmi per dio! Non morirà nessuno stanotte qui! almeno non senza il mio consenso
Rispose con sicurezza il Dottor Freeman.
– Io muoio! Io muoio ogni notte Vincent! ogni notte che passa e tu non mi lasci entrare nel tuo cuore, ogni notte che scorre senza che noi ci ritroviamo vicini in un letto, ogni notte e ogni giorno io muoio. Perché amare è come essere in coma Dottor Freeman, le voci che sento sono echi lontani, le mani che tocco palpiti impercettibili, il mio emocromo non sta bene e l’unico dottore in grado di curarmi e lei, lei e nessun altro. Mi prenda Dottor Freeman, mi prenda e mi salvi, anche se sarà necessario il bisturi io non ho paura, mi prenda e mi salvi!
Avrebbe gridato Abbey Vaugin con le lacrime agli occhi se in quello stesso momento la fontana vermiglia non si fosse messa a urlare e a tremare come in preda a un rito vudù.
– guardi l’orologio infermiera Abbey – disse il Dottor Freeman impugnando la macchina per le radiografie e colpendo più volte al cranio la fontana scarlatta, finche questa non smise di muoversi.
Poi con un po’ di fiatone.
– che ore sono infermiera?
– Le 20e45
Rispose Abbey Vaugin con un gemito approssimativamente coitale.
– ora del decesso 20:45
Disse con tono solenne il Dottor Freeman.
– e ora aiutate l’altro aspirante cadavere a realizzare il suo desiderio e andiamo a vedere Grey’s Anatomy, che sta per iniziare
Aggiunse gettando i guanti sulla fontana ormai spenta.

Vincent Freeman

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Responses

  1. […] Non fare tardi Dottor Freeman […]

  2. […] Non fare tardi Dottor Freeman […]

  3. […] Critica accurata da parte di una rivista letteraria al post: Non fare tardi Dottor Freeman […]


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