Pubblicato da: Sadugo | 30 marzo 2010

LE CENERI DI VINCENT FREEMAN

“Gli altri fattorini dicono che sono fortunato a consegnare il vaglia alla famiglia Carmody, uno scellino di mancia, ovverossia una delle ricompense più laute che si rimediano a Limerick. Ma allora perché tocca a me che sono l’ultimo arrivato? Beh, rispondono, certe volte viene ad aprire Theresa Carmody che è malata di tisi e loro hanno paura di essere contagiati.
Theresa Carmody ha diciassette anni, fa dentro e fuori dagli ospedali, e ai diciotto non ci arriverà mai. Gli altri fattorini dicono che ai malati come lei sapendo quando poco tempo gli manca gli viene una fame pazzesca d’amore, romanticherie e tutto.
Tutto.
Cosi ti riduce la tisi, dicono gli altri fattorini.
Pedalo per le strade bagnate di novembre pensando allo scellino di mancia ma appena svolto nella strada dei Carmody la bicicletta mi slitta via da sotto e faccio un volo per terra, mi scortico la faccia e mi taglio il dorso della mano.
Theresa Carmody viene ad aprirmi la porta.
Ha i capelli rossi e gli occhi verdi come i campi intorno a Limerick. Le sue guance sono di un rosa acceso e la pelle di un bianco intenso.
Uh, esclama, sei tutto bagnato e ti esce pure il sangue.
Ho slittato con la bici.
Entra che ti do qualcosa da mettere sopra le ferite.
Io mi domando, che faccio? Entro? Potrei beccarmi la tisi e restarci secco. Ai quindici anni voglio arrivarci ma voglio pure lo scellino di mancia.
Entra, se rimani li fuori rischi di morire.
Mette su l’acqua per il the e mi tampona le ferite con lo iodio e io cerco di comportarmi da uomo e non piagnucolare.
Caspita, commenta lei, che uomo forte che sei! Vai in salotto a scaldarti davanti al camino. Senti, non vuoi toglierti i pantaloni e metterli ad asciugarli sul parafuoco?
Ma no
Ma dai
Va bene
Dopo un po’ theresa entra con un piatto di pane e marmellata e due tazze di te. Santo dio esclama, sarai piccoletto e smilzo ma hai un gran bel coso davanti.
Posa piatto e tazze su un tavolino accanto al fuoco, mi prende la punta dell’eccitazione tra pollice e indice e mi porta su un divano verde dall’altra parte della stanza. Intanto la mia mente annaspa tra il peccato, lo iodio, la paura della tisi, lo scellino di mancia e i suoi occhi verdi. Lei si allunga sul divano. Se ti fermi muoio. E tutt’a un tratto grida e grido anch’io perché non so cosa mi succede, chissà se mi sto suicidando contagiato dalla bocca di lei, ma poi volo in paradiso, cado da una rupe e se questo è peccato io ci scoreggio sopra.”

McCourt
“Le ceneri di Angela”

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