Pubblicato da: Sadugo | 27 aprile 2010

CORAGGIO VINCENT FREEMAN

Il piccolo Vincent freeman era un bambino matematico, per lui la vita era regolata da equazione e somme algebriche perfette. Gli stati d’animo erano valori pari e privi di sfaccettature, le sensazioni e le situazioni addendi di una somma senza virgole o resti. Tutto tornava perfettamente, e alla riprova non c’erano dubbi, la matematica esistenziale di Vincent Freeman non era un opinione.
In piedi sul bordo della piscina ecco che tutto tornava ancora perfettamente, vasca + grande aveva solo un risultato, panico, panico fottuto, panico incontrollabile. E cambiando la posizione degli addendi il risultato non cambiava, grande + vasca era uguale a vasca + grande, il risultato era sempre panico e ancora panico. E non c’erano soluzioni, nessuno aveva inventato un maniglione antipanico subacqueo da tirare in caso di emergenza, no.
La sotto eri da solo.
In mutande per giunta.
Cosi il piccolo Vincent dopo aver saputo che sarebbe passato dal rassicurante corso di nuoto in vasca piccola a quello in vasca grande era li che faceva varie operazioni mentali: piscina più ragazze più costume uguale figura di merda. Merenda pesante più acqua fredda forse congestione. Istruttore con capello in gelatinato e vasca grande, uguale prese di culo. Vasca più grande più Vincent Freeman uguale rischio di annegamento virgola figura di merda. Tutto questo tra parentesi per panico al quadrato, anzi no, al cubo.
– Guarda che tocca a te
L’istruttore gelatinoso aveva parlato, sembrava una simmenthal in costume, una manzotin con pettorali e bicipiti.
Toccava al piccolo Vincent Freeman, non c’erano dubbi, toccava proprio a lui, gli altri erano già tutti in acqua, cosi ecco nella sua testa un’altra operazione matematica. Più aspettava più grande era la figura di merda, il tempo moltiplicava la situazione, peggiorandola notevolmente. Ma entrare subito in acqua voleva dire morte più rapida, era in una spirale di merda e di morte inversamente proporzionale, erano cazzi. Cazzi che si moltiplicavano.
Cominciò a sommare velocemente.
Acqua.
Vasca grande.
Costume strimizzito.
Zero abilità fisiche.
Istruttore gelatinoso.
Risate.
Acqua.
E ancora acqua.
Acqua dappertutto.
– dai muoviti
La manzotin aveva parlato, e Vincent Freeman si era buttato, all’inizio aveva provato quasi una sensazione di serenità, il freddo dell’acqua gli aveva congelato i neuroni bloccandogli le sinapsi nervose, poi però aveva iniziato a imbarcare acqua, sembrava un Titanic brufoloso, l’acqua entrava dagli orecchi, dal naso, dalla bocca, entrava da qualsiasi buco e anfratto del suo corpo.
Si vedeva già in prima pagina sui giornali locali, “ragazzino muore, una manzotin incriminata per mancato soccorso”.
Poi invece una mano lo aveva tirato su e riattaccato al bordo.
Non era gelatinosa come aveva pensato.
L’acqua aveva preso a ridefluire da dentro il suo cervello verso l’esterno.
– Cosa ho sbagliato?
Chiese tossendo e risputando cloro, catarri, pezzi di tonsille e polmoni.
– eri teso, non avevi il corpo sciolto
Rispose la simmenthal.
Ma su questo Vincent Freeman non era per niente d’accordo, il suo corpo era sciolto, era sciolto da quando gli avevano detto: vasca grande.

Vincent Freeman

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