Pubblicato da: Sadugo | 8 maggio 2010

SONO INTORNO A NOI VINCENT FREEMAN

Ma porco mondo, si disse Vincent Freeman guardando le prime pagine dei giornali.
Io ho abitato in casa di uno dei maggiori indagati del governo italiano, pensò, e mi ha fatto perfino pagare l’affitto a nero, cristo santo.
Allora sono complice, ci sarò anch’io sui registri degli ispettori? Si chiese, grattandosi perplesso.
Lesse un po’ tutta la storia e un porcalamaialatroia si fece largo tra i suoi pensieri e pensò che allora era proprio impossibile starsene in Italia e non avere a che fare con la parte marcia di questo paese di merda.
Era avvilito.
E la sua mente riandò subito all’unico sfratto della sua vita, quando coabitò per pochi mesi con un indiana e il suo catarroso figlio che avevano sostituito il fratello depresso. Coabitazione anche molto felice, lei gli preparava tipici piatti indiani, lui la ricompensava accompagnando il figlio e la sua tosse a scuola. Lungo il tragitto l’infante e il disadatto parlavano di macchine, lego, camion dei pompieri e tirannosauri rex. Ovviamente tra un colpo di tosse e l’altro.
Ma l’idillio familiare durò poco, un giorno Vincent Freeman tornò a casa e la trovò deserta, nessuna traccia di manicaretti indiani, macchine e colpi di tosse. Se n’erano andati, e se n’era andata l’altra parte dell’affitto.
C’era rimasto di merda.
Non gli aveva nemmeno detto che sarebbe andata a comprare le sigarette.
Era sparita e basta.
Non si fa cosi, pensò.
Gli mancava il caffèlatte al curry la mattina.
Pochi giorni dopo chiamo la sua padrona di casa, nonché sorella dell’astuto portavoce del partito di governo del suo paese, conversò, contrattò, cerco di scendere a compromessi, stringere patti, intenerire, ma niente. Voleva l’intero mese.
Cosi cercò nuovi coinquilini e trovò una coppia con un dobermann, ma la padrona non voleva un cane in casa che graffiasse i mobili. Vincent Freeman gli fece notare che le inferriate anti assalto terroristico che i proprietari avevano fatto montare ad ogni entrata della casa avrebbero fermato anche uno zombie infetto tipo 28 giorni dopo o l’alba dei morti viventi. Ma niente da fare, lo sfratto era esecutivo.
La padrona si presentò a casa sua, lo tramortì per ore raccontandogli di come il figlio se n’era andato di casa per vivere con una che nemmeno usava gli assorbenti ma le pezze di stoffa come nel far west , senza minimamente chiedersi se questo tipo di atteggiamento potesse essere una critica velata al modello educativo della famiglia.
Tutta la patetica storia a Vincent Freeman sembrò solo un modo per farlo sentire in colpa.
Poi, la padrona aggiunse che la casa non era solo sua ma anche del fratello famoso, quello che oggi si da da fare col bussiness eolico e ai tempi era indagato per aver chiesto piaceri sessuali a una fioraria in cambio di un prestito.
Insomma, non c’era niente da fare, o pagava tutto il mese o se ne andava.
Vincent Freeman scelse la seconda.

Vincent Freeman

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