Pubblicato da: Sadugo | 23 maggio 2010

BUON VOLO VINCENT FREEMAN

Vincent freeman era montato sul suo tostapane elettrico, aveva gridato la sua frase di rito:
– Porcalamaialatroia
Ed era partito a tutta birra uscendo dalla finestra verso la notte, tra la nebbia e il freddo, tra le nuvole e le stelle, tra i fili dell’alta tensione e i lampioni accesi.
I vicini si erano affacciati alla finestra per via del rumore ma avevano visto solo una scia luminosa, pensarono a una stella cometa.
– Potrebbe essere quella di allei
– Ma che cazzo dici, non lo vedi che è un speis sciattol?
Dialogarono acutamente quelli del piano terra.
– Cazzo mi hanno rubato la vespa
Gridò il tamarro del secondo scaraventandosi sul terrazzo e rincuorandosi per la presenza del suo vespino fashion ancora a bordo strada.
Il cane del primo abbaiò soltanto.
Vincent nel frattempo volava via.
Aveva aperto il cassetto della sua anima e aveva stesso al vento tanti ricordi intimi, come biancheria aveva appeso le sue lacrime dai suoi occhi a chissà dove, e volava, cazzo se volava.
Mentre falene scintillanti gli disegnavano scie luminose tutte intorno.
E mentre era in aria e il vento gli tagliuzzava la faccia in modo impercettibile prese a ricordare, e i ricordi erano come spaghetti conditi col passato di nostalgia, e dietro ogni spaghetto c’era un altro spaghetto da risucchiare, un groviglio di eventi che era la vita, e se eri fortunato un groviglio pieno di sugo.
Da primo furono pensieri shuffle ma poi apparve lei.
Elisewin.
No, pensò, non si dovrebbe dar retta a certe cose, non si dovrebbero mischiare le cose che si dicono su una persona con la persona stessa, pensò mentre planava su un campo di fango in fiore.
Potrei dire milioni di cose su di lei, ma quelle che conterebbero veramente sono tutte quelle che non ho il coraggio di dire.
Le cose che non si dicono descrivono veramente le persone che conosciamo.
Il tostapane perse leggermente quota, Vincent pensò a una corrente d’aria, virò verso ovest e superò la zona industriale per dirigersi verso il fiume.
I suoi pensieri si stavano accendendo.
C’ho provato, cazzo se c’ho provato, ma tu non ti sei mai accorta di niente. Mi hai ferito nel profondo, adesso sono una piccola fortezza, questo è quello che mi hai fatto diventare. Ma se solo tu mi richiamassi io correrei da te, anche se tu mi chiamassi per mettermi alla prova, o semplicemente per vedermi correre come un burattino scordinato io lo farei.
Il vento gonfiava i suoi vestiti, era una mongolfiera di rimpianti.
Se solo tu mi chiamassi.
La notte era tutta un brilluccichio di lucine e fari in corsa.
Se solo tu mi chiamassi, anche per non dirmi niente io risponderei.
Aveva freddo ma si sentiva bene.
E se tu stessi solo giocando con me, io sarò un gioco in scatola sparpagliato sul tappeto del salotto.
Il cielo era un lenzuolo nero pieno di buchi.
E se tu invece deciderai di non giocare, me ne resterò nella mia scatola, ad aspettarti.

Vincent Freeman

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