Pubblicato da: Sadugo | 30 luglio 2010

SENZA SODDISFAZIONE VINCENT FREEMAN

Il 27 maggio del 1987 Vincent Freeman vinse il primo premio del concorso di disegno della scuola elementare dove frequentava con alterni risultati la quarta elementare.
Il disegno, disegnato con un lapis 2h stadler e colorato con pennarelli giotto a punta fine, rappresentava una giornata di pioggia vista dalla finestra. Non era una vista qualunque, era la vista della finestra di casa sua da dove, quasi ogni pomeriggio, guardava le giornate passare chiedendosi come sarebbe stato andare fuori a giocare.
Immaginava tutto con precisione, l’odore dell’erba, il rumore delle mollette sui raggi delle bicicletta, le mani sull’altalena, il respiro affannato dovuto alle corse tra gli annaffiatoi, e poi calci al pallone, risate e corse a perdifiato.
Poi una voce.
– Vincent è tardi!
Una voce calda e rassicurante, che l’avrebbe chiamato per dirgli che la cena era pronta, e vedendolo rincasare l’avrebbe sgridato un po’ per come sarebbe stato sporco e sudato.
Ma immaginava soltanto.
Quel giorno dopo aver ritirato il primo premio davanti a una scolaresca stupita, e stretto la mano del preside in persona che gli consegnò una pergamena di colore vagamente giallo paglierino (ma a cui lui attribuì sfumature giallo piscio) il piccolo Freeman s’incamminò verso casa.
Aveva uno sguardo cupo e mentre camminava guardava dritto davanti a se ignorando la bellissima giornata che aveva intorno, camminava e pensava, pensava e camminava. Ma nella sua testa non riusciva a farsi largo nemmeno per un secondo un benché minimo barlume di felicità per quella micragnosa pergamena color urina.
Camminava ritmico e metodico, senza rallentamenti, passò nel mezzo della piazza del paese, imboccò la strada di casa sua all’incirca alle 13 e 15 e dopo aver infilato la chiave nella serratura la fece girare ed entrò in casa.
Si assicurò che fosse deserta, come ogni giorno a quell’ora visto che i suoi genitori lavoravano fino alle otto di sera per poter pagare l’affitto e il resto delle spese familiari, e poi si sedette sul divano.
Prese dallo zaino il proprio disegno e la pisciosa pergamena e si mise con cura a farli a pezzettini con le proprie mani.
Un lavoro preciso e scrupoloso, quasi certosino.
Quando ebbe finito si buttò all’indietro sul divano e con la testa incastrata tra le spalle guardò scuro in volto il mucchietto di coriandoli sul tavolino davanti a lui.
Senza riuscire a provare la benchè minima soddisfazione.

Vincent Freeman

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