Pubblicato da: Sadugo | 24 agosto 2010

LA BELLEZZA E’ NEGLI ORECCHI DI CHI ASCOLTA VINCENT FREEMAN

Certe canzoni lo lasciavano in disordine per giorni, toccavano un tasto di lui che il più delle volte nemmeno sapeva di avere, e gli accendevano un emozione che quasi sempre lo portava al limite delle lacrime.
Era una magia ogni volta.
Come premere un tasto.
Clic.
Occhi umidi, brividi.
Un eccitante malinconia sotto pelle.
3 minuti, a volte 5.
E ci aveva provato a condividerli, quei minuti, ma spesso chi si era sorbito l’ennesimo titolo e nome sconosciuto aveva perfino un po’ sbuffato sentendosi costretto a mettersi le cuffie del suo mp3.
O sorriso con compassione, come si sorride di un amico che ti parla dell’ennesima sbandata per la ragazza che non gliela darà mai o per l’ennesima storia d’amore che non lo porterà da nessuna parte.
Ma era proprio qui, in questo preciso pensiero che Vincent Freeman avvertiva la sua solitudine musicale. E sapeva bene che era anche un po’ colpa della sua musica, che i Sigur Ros o i the Swell Season non potevano farlo sentire parte di un mondo come un concerto degli U2.
Qui che si sentiva non capito.
Perché non era vero che quei tre minuti erano una storia d’amore senza sbocco, o che non lo portavano da nessuna parte.
Quei minuti ogni volta erano un luogo nuovo, un posto diverso, un pensiero o un angolo della sua mente che scopriva, strofa dopo strofa, accordo dopo accordo.
E infilare le sue cuffie negli orecchi di un’altra persona era il gesto di amore più onesto e disinteressato che avesse mai fatto in vita sua.

Vincent Freeman

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