Pubblicato da: Sadugo | 12 ottobre 2010

PUOI ESSERE IL MIO CANE VINCENT FREEMAN

– che tempo di merda
Disse Elisewin guardando fuori dalla finestra mentre i vetri sembravano sciogliersi come burro.
Erano le 3 del pomeriggio, e Vincent, sdraiato sul letto, odiava quella sensazione di giornata sprecata.
– Dovresti fare qualcosa per questa finestra
Disse lei sfiorando lo spazio lasciato tra il vetro e il telaio, dovresti fare qualcosa per la tua vita, pensò lasciando che il vento dalla fessura arrivasse direttamente sulla pelle nuda della sua pancia.
Vincent la guardava, guardava il suo riflesso sul vetro, guardava il bianco della sua pelle ricoperto dai riflessi della pioggia, ma non capiva, guardava soltanto.
– adesso è come se avessi tutte le lacrime del mondo su di me
Sussurrò lei.
– …..
– …..
– hai detto qualcosa?
– no, niente, lascia stare
Rimasero cosi, ancora per un po’, poi lei disse.
– hai mai l’impressione di essere un uccello nato prima che ci fosse la terra?
Lui non rispose, si sentiva strano il più delle volte, certe volte aveva delle cose dentro la testa che rischiavano di mandarlo in pezzi, certe volte sentiva come se si sbriciolasse, ma no, non era sicuro di capire cosa volesse dire.
– voglio dire, pensaci, tu nasci e fai la cosa che sai fare, l’unica, per sempre, per tutto il tempo.
– …..
– e questo va bene, credo
– si credo di si
Rispose dubbioso Vincent mentre sentiva qualcosa stringersi proprio alla bocca dello stomaco.
– solo che
– …..
– solo che poi ti si fa largo un dubbio nella testa, un piccolissimo fottuto dubbio, e all’improvviso pensi che volare non sia l’unica cosa da fare ma non ci sono posti dove fermarsi, ma
– ma non c’è nient’altro
– già, proprio cosi
Poi lei si voltò, Vincent abbassò lo sguardo dal suo corpo nudo verso il pavimento, non era abituato a lei, non era abituato a tutto quello che c’era intorno al sesso.
– cos’hanno i miei piedi che non va?
Disse lei sorridendo e sedendosi sul letto, poi continuò.
–  non so se capisci cosa voglio dire, se ti è mai capitato che un pensiero s’inceppasse nella tua testa e all’improvviso l’unica cosa che sai fare diventasse improvvisamente l’unica cosa che non vuoi fare. O che tutto diventasse complicato, macchinoso, difficile
– …..
– …..
– io a volte
– …..
– io a volte mi sento come se stessi andando in pezzi
Vincent pensò a quelle volte che gli capitava, erano pensieri lucidi che arrivavano all’improvviso, magari mentre stava ascoltando qualcuno parlare nella sua mente si faceva largo un pensiero folle, un dubbio improvviso. E se adesso morissi cosi, o se impazzissi in questo preciso istante? Una semplice domanda ma che lo lasciava in disordine per giorni. Ma non impazziva mai, anche se forse lo stava facendo, molto lentamente, giorno dopo giorno, dubbio dopo dubbio.
Elisewin invece certe volte si sentiva solo senza posti dove atterrare, e diventava odiosa, come se dovesse dire o fare qualcosa di spiacevole per sentirsi meglio. Cosi lo faceva, ma il risultato non era mai quello che si aspettava.
– Vincent
– si?
– noi non abbiamo fatto l’amore oggi
Disse lei cercando le sue mutande da qualche parte.
– abbiamo fatto solo sesso
– …..
– puoi essere mio amico se vuoi, puoi essere il mio vicino di casa, puoi essere il mio cane, puoi essere la mia nebbia ma non sarai mai niente di più

Vincent Freeman

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