Pubblicato da: Sadugo | 16 ottobre 2010

SUONALA ANCORA ELISEWIN

– professore?
– si?
Rispose accigliato il professor Eugene Victor guardando Elisewin da dietro i suoi occhiali comprati solo due giorni prima al supermarket del quartiere.
– la disturbo?
– o no signorina Richmond, si figuri
Disse mentre con lo sguardo seguì un ragazzino di prima passare di corsa davanti a loro.  Non era abituato ad avere relazioni personali durante la ricreazione, tutti correvano, parlavano, alcuni insegnanti fumavano e parlavano tra di loro, ma il professor Eugene Victor da quando la moglie lo aveva lasciato se ne stava seduto ogni giorno sulla solita panchina a mangiarsi il suo panino scientificamente composto da una fetta di prosciutto, due spalmate di formaggio cremoso e una foglia una di lattuga.
– volevo chiederle una cosa
– …..
– …..
– faccia pure
– volevo sapere se stasera verrà al concerto della scuola
Gli occhi del professore si sgranarono di stupore, poi, un piccolo frammento di lattuga sfiorò l’epiglottide facendolo tossire e  una costellazione di molliche di pane e saliva cosparse le scarpe di Elisewin.
– scusami
Si scusò tossendo ancora.
– non mi succede quasi mai
Ancora tosse.
– anzi, a dire il vero mi succede spessissimo
– oh non si preoccupi
Lo interruppe Elisewin sistemandosi incertamente sui suoi piedi.
– io ho rischiato più volte una trachetomia d’urgenza per colpa del prosciutto
– a dire il vero
Deglutì rumorosamente.
– credo fosse la lattuga e comunque mi hai colto un po’ di sorpresa, a nessuno interessa mai cosa faccio la sera, meno che mai a voi studenti
Ma lo disse con tono quasi orgoglioso, non era una lamentela.
– oh non è vero
Disse subito Elisewin.
– dici?
– …..
Ci pensò su.
– in effetti forse ha ragione, non credo interessi a nessuno, almeno non a nessuno che conosco io
– …..
– …..
– puoi sederti comunque, ti offrirei anche un po’ del mio panino ma dopo la tua confessione sul prosciutto potrei essere incriminato per omicidio premeditato
Elisewin sorrise, più del fatto che il professor Eugene Victor avesse provato a fare una battuta, che della battuta in se.
– lo farei ma sta per iniziare chimica
– …..
– volevo solo dirle che stasera con la banda suoneremo alcuni pezzi di Henry Mancini da Colazione da Tiffany, ce ne aveva parlato a lezione, ricorda?
Scosse la testa stupito, non lo ricordava, e soprattutto non ricordava ormai da diversi anni di aver mai avuto l’impressione che uno dei suoi studenti lo stesse ascoltando.
– insomma, sembrava fosse una cosa che le piacesse
– …..
– da come ne parlava intendo
Il professor Eugene Victor guardò dentro il suo panino come se quel concentrato di genialità architettonica e culinaria potesse dargli delle risposte, era sorpreso, la Signorina Richmond non sembrava diversa da tutte gli altri studenti eppure se ne usciva con un gesto cosi, a mezzo di una ricreazione qualsiasi. era sorprendente. La natura umana lo lasciava di stucco ogni volta. Aveva quasi deciso che il genere umano fosse senza speranza, Eugene Victor era il tipo che nel mezzo al traffico aveva visioni apocalittiche, che in fila al supermercato si rammaricava ogni volta di non avere un mitra sotto l’impermeabile, che seduto sulla panchina dei giardini guardava le nuove generazioni con la stessa ansia nello stomaco con cui la sera dopo cena si guardava i film di Bela Lugosi, ma poi, gli bastava un sorriso o la parola dolce di qualcuno e il suo castello fatto di catastrofismo e cinismo si sgretolava come la pasta frolla di una crostata di mirtilli.
Si soffermò due secondi a pensare che sarebbe stato carino andare a una serata organizzata dalla scuola, che per una volta avrebbe potuto fare uno strappo alla regola, che avrebbe potuto anche ricompensare un gesto cosi dolce di una adolescente che si affacciava alla vita. Insomma, si sentiva tutta la responsabilità del suo lavoro di guida morale in quel momento.
– verrei volentieri
Disse poi, proseguendo.
– ma devo scrivere
– lei scrive professore?
Chiese eccitata Elisewin.
Eugene annuì.
– e cosa sta scrivendo?
– diciamo un romanzo…
– wow, un romanzo

La sera, Elisewin era in preda all’ansia nella sua divisa azzurra dai bottoni d’oro scintillanti. Il clarinetto ogni volta che usciva dalla sua stanza e si mostrava davanti alle persone diventava stranamente più pesante e difficile da suonare,  ma i due tocchi sul leggio del professore di musica la richiamarono alla realtà e nel preciso instante in cui appoggiò le labbra all’imboccatura dello strumento il professor Eugene Victor nel suo salotto iniziò un nuovo capitolo della sua storia.
“Era una notte buia e tempestosa a OralVille, ma SpiderSperman non aveva paura di niente e il mondo aveva bisogno di lui…”

Vincent Freeman

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