Pubblicato da: Sadugo | 27 novembre 2010

STELLE E PARALLELEPIPEDI

– vuole un passaggio Signorina Richmond?
Disse il Professor Eugene Victor rallentando la sua auto e abbassando il finestrino mentre Elisewin arrancava con i suoi stivali gialli nella neve diventata fango ai lati della strada.
– sa che è una frase da Serial Killer professore?
– ma non saprei dirlo in altro modo
Si giustificò lui.
– in effetti non penso che ce ne sia un altro
– ….
– ….
Elisewin si fermò e la macchina la imitò poco più avanti, Eugene Victor la guardava dallo specchietto laterale, ferma sul marciapiede nel suo montgomery a scacchi e nel suo cappello di lana rosa, desiderava che salisse sulla sua macchina. Lo desiderava più di ogni altra cosa.
– abito poco più avanti, lo sa vero?
Disse Elisewin aprendo lo sportello, lui annuì.
– ….
– ….
– ma fa freddo qua dentro
– il riscaldamento è rotto
Elisewin sorrise agganciando la cintura e stringendosi le mani sotto le ascelle. Fuori piccoli fiocchi di neve continuavano a cadere leggeri mentre i tergicristalli dell’auto sembravano allontanarli solo per un po’ dal vetro dove si riposavano subito dopo.
– questa macchina è un catorcio professore
– ….
– però è carina
Aggiunse subito dopo, sentiva nei suoi confronti una specie di tenero affetto, non voleva essere odiosa con lui, non voleva ferirlo e quando lo guardava in classe cercare le parole giuste con cui parlare guardandosi i piedi pensava che fosse la persona più adorabile del mondo.
– sai, non si guadagna molto a fare il professore di matematica
– ….
– ….
– non credo si guadagni molto nemmeno a fare il professore di arte
– beh, però forse è più divertente
– devo girare qua, vero?
Elisewin annuì, fuori tutto era ricoperto di bianco, gli aceri privi di foglie sembravano ragnatele, dei ragazzini avevano costruito un pupazzo di neve davanti al vialetto della signora Zimmerman.
– e poi potrei avere una storia con l’insegnante di musica
– professore?
Rispose stupita Elisewin ridendo.
– non lo sapevi
– si ma…
– non sarò stato tra i primi a saperlo ma non sono mica stupido
– ….
– ….
– però sembra triste
– sono solo stanco
– d’insegnare?
– d’insegnare algebra
Rimasero in silenzio per un pò, la radio aveva preso a friggere una canzone country.
– hai mai giocato da piccola a quei giochi geometrici dove devi mettere il solido giusto nella fessura giusta?
Elisewin annuì.
– io ci giocavo spesso, e mia madre dice che provavo sempre a mettere il parallelepipedo nella forma a stella, e non ci riuscivo, e piangevo, e mi arrabbiavo. Alla fine finivo per buttare tutto all’aria
Elisewin lo guardava con aria interrogativa.
– mettere l’algebra nei vostri cervelli, nei cervelli degli adolescenti, è come mettere un parallelepipedo in una stella, non può entrarci, in nessun modo
– ma alcuni di noi sono bravi nella sua materia
– perchè hanno dei cervelli regolari, rettangolari, non a stella. Ma sono in pochi ad averlo cosi
Elisewin ci pensò su per qualche secondo, si ricordava il professore di matematica che c’era prima di lui, era severo, minacciava sempre qualche punizione, era violento senza esserlo, ma in un modo subdolo e silenzioso lo era.
– ma perchè ha deciso di studiare matematica allora?
– ….
– ….
– perchè qualcuno ha spinto il parallelepipedo nella mia testa con molta forza
– i suoi genitori?
– anche, si
Annuì guardando avanti.
– mi avevano convinto che l’algebra fosse utile nella vita, ma non è vero, è utile se fai un lavoro dove devi usarla, ma su venti studenti in quanti si ritroveranno a usarla usciti da scuola? uno? due? mi sembra di ingannarvi tutti
– ….
– ….
– lei non c’inganna professore
Io la sto ingannando, pensò Elisewin, la inganno quando non le dico che mi ricordo di lei nel portafoglio di mia madre, quando non le dico quello che mi raccontava mia madre di lei, quando faccio finta di non sapere chi è.
– siamo arrivati
Elisewin annuì con aria penseriosa.
– è stato molto gentile professor Victor
– cerco di esserlo signorina Richmond
– ….
– ….
– lei pensa che io abbia un cervello a stella?
Lui la squadrò per qualche secondo, poi spense la friggitrice di canzoni scuotendo la testa e riprese a parlare.
– sai, ti osservo spesso in classe, mentre guardi fuori dalla finestra, mentre ti annoi, mentre scarabocchi e scrivi di tutto sul tuo quaderno, di tutto fuori che regole algebriche o matematiche
Lei provò a contraddirlo ma lui proseguì.
– e ti vedo fuori nel cortile quando cammini accanto a Vincent, quando scegli di stare con quelli come lui invece che con quelli come te
– gli voglio bene
Disse senza pensarci, sorprendendo anche se stessa.
– lo so
– ….
– non so che forma abbia la tua testa, e non voglio nemmeno provare a indovinarlo, nessuno dovrebbe dire a qualcun’altro che forma hanno i suoi pensieri. So solo che il tuo 4 a matematica non fa di te una cattiva persona
Elisewin gli sorrise, avrebbe quasi voluto abbracciarlo, ma non lo fece.
– ora devo andare professore, se ritardo mio padre si mette a bere
– ….
– ….
– Elisewin?
– si?
Rispose lei mentre stava per richiudere lo sportello
– assomigli molto a tua madre
La macchina partì e lei rimase in piedi ferma a guardare il catorcio arrancare sulla strada ghiacciata lasciando una scia di fumo grigio dietro di se.

Sufjan Stevens – Casimir Pulask Day

 

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