Pubblicato da: Sadugo | 23 gennaio 2011

STARE SU UN LATO VINCENT FREEMAN

– ripetimi perchè stiamo andando laggiù
Disse Elisewin camminando di fianco a Vincent sulla pista ciclabile lungo la statale che da Blueville portava al mega centro commerciale. L’aria era fredda, come solo nelle mattine di gennaio riesce ad essere e tutto intorno grigio a perdita d’occhio, come se qualcuno fosse entrato in possesso di una funzione di photoshop e stesse piano piano sottraendo colori al mondo.
– stiamo andando da Simon
– a fare cosa?
– a portargli la colazione
– ….
– dorme laggiù
– dorme nel centro commerciale?
Chiese Elisewin alzando di qualche decibel la voce.
– nel parcheggio per essere precisi
– o mio Dio Vincent
Ma morirà di freddo, pensò Elisewin, senza dirlo per non spaventarlo o allarmarlo visto che Vincent era uno che si allarmava facilmente, cosi non disse niente.  Ma in verità non aveva mai capito come un tipo come Vincent e un tipo come Simon Wilder potessero andare d’accordo o semplicemente come la vita avesse potuto metterli l’uno accanto all’altro. Simon sembrava un Joe Pesci invecchiato e appena uscito da una rissa. Uno che per una serata elegante si mette lo smoking sopra le scarpe da ginnastica, perchè non ha altro e perchè in fondo sa che il suo compito è far divertire gli altri. Uno che ti ferma per strada e ti fa un apprezzamento sessuale, uno che beve birra e parla di calcio, uno che non ha un posto dove dormire che non sia più accogliente del parcheggio di un centro commerciale. E Vincent invece, beh, era semplicemente Vincent. E un giorno che aveva accompagnato la Signora Zimmerman al Bingo aveva incontrato Simon nella sala tv del bar della parrocchia. Simon gli aveva scroccato due birre e un panino senza che Vincent nemmeno se ne accorgesse, ma quando la Signora Zimmerman alla fine della serata si era avvicinata per chiedergli di essere riaccompagnata a casa Vincent non aveva fatto in tempo ad aprire bocca che Simon le aveva subito chiesto se voleva andare con lui a bere qualcosa e a fare sesso selvaggio nella sua macchina prima di tornarsene a letto. La signora Zimmerman aveva fatto finta di scandalizzarsi e Vincent aveva trovato un eroe.
– la famiglia lo ha cacciato di casa
– ….
– sono diverse notti che dorme là
– ….
– so che pensi, pensi che deve aver fatto qualcosa di male per meritarselo
Elisewin scosse la testa.
– tutti a Blueville lo pensano
– ….
– ….
– non è cosi?
– no
– ….
– non lo so
– ….
– so solo che è uno troppo facile da odiare per odiarlo
Elisewin non aggiunse nulla, guardò la mano di Vincent che stringeva un sacchetto di carta con dentro due  cornetti comprati al caffè del distributore di benzina e poi il suo sguardo si mise a inseguire le auto che gli sfrecciavano vicine. Sopra i fili dell’alta tensione sembravano graffi su un banco di scuola grigio e inespressivo.
Aveva freddo e avrebbe voluto rimanere a letto, era l’ennesima mattina sprecata da quando aveva finito la scuola, e suo padre quando sarebbe tornata a casa si sarebbe ubriacato  e le avrebbe detto che la vita era uno schifo per farla sentire in colpa.
Vincent camminava in silenzio, erano giorni che ogni mattina si faceva quei 5 chilometri al freddo con in mano due cornetti e nient altro, avrebbe voluto fare di più, ma non aveva abbastanza soldi per farlo e una piccola parte di lui si chiedeva anche se fosse la cosa veramente giusta da fare. Avrebbe dovuto smettere di amare le cose che gli altri odiavano.
– ….
– ….
– ….
– Vincent?
Lui si voltò a guardarla annuendo e poi riprese a camminare mani in tasca guardando avanti.
– ti ricordi l’ultimo anno di scuola?
Annuì ancora.
– io me lo ricordo bene, mi ricordo al ballo, i ragazzi che ridevano quando ho provato a ballare con te, mi ricordo le tue mani che tremavano
– ….
– ho un bel ricordo di quel giorno, mi sono sentita vicina a te
– ….
– mi sono sentita sul tuo lato più di ogni altra volta
– ….
– perchè gli altri erano tutti dall’altra parte, ed io ero felice di stare da sola con te
Poi Elisewin smise di parlare, alcune lacrime scesero lungo la pelle del suo viso, sentiva come se le sue parole non fossero sufficienti, come se dietro ci fosse dell’altro, ma era un “altro” che non riusciva a trasformare in frasi sensate, così non disse niente. E il vento in pochi secondi le asciugò il viso.
– Elisewin, io invece mi ricordo solo il mio cuore che batteva, il sudore, il dolore al petto, i rumori nella mia pancia, il mal di testa
– ….
– e nient’altro
– davvero? nient’altro?
– ….
– Elisewin, doveva essere il giorno più bello della mia vita, e non mi ricordo nient’altro
Elisewin guardava il suo volto nascosto sotto il cappuccio della felpa, oltre di lui c’erano i campi non ancora coltivati e dei capannoni in lontananza, poi solo grigio.
– eri sul mio lato e io mentre non mi guardavi mi ascoltavo i battiti per capire se stavo avendo un infarto
Lei rise.
– t’immagini se fossi morto al ballo della scuola?
– beh, probabilmente la palestra adesso avrebbe il tuo nome
– ….
– beh no, la palestra no, forse i bagni o l’aula d’economia domestica
– già, l’aula di economia domestica sarebbe più adatta a me
Camminarono ancora un po’, poi si fermarono sul cavalcavia dell’autostrada a guardare le macchine passare sotto i loro piedi, il vento rischiava quasi di farli cadere all’indietro cosi si aggrapparono alla ringhiera metallica.
-come sta Kovalski?
Chiese quasi gridando Elisewin per superare il rumore delle auto.
– credo stia bene
– ….
– la notte lo sento correre sulla ruota, il veterinario ha detto che è un buon segno
– immagino di sì
Poi Vincent lascio la presa della ringhiera e si voltò verso Elisewin con aria pensierosa. Lei lo imitò
– ….
– se un giorno Elisewin
– ….
– se uno di questi giorni uno dei miei mille infarti dovesse rivelarsi fatale, tu ti prenderai cura di lui vero?
– ….
– ….
– non prima di essermi accertata che l’aula di educazione domestica abbia il tuo nome

Vincent Freeman

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