Pubblicato da: Sadugo | 8 febbraio 2011

LA GENESI DEL DOTTOR FREEMAN

Il Dottor Freeman il 7 maggio del 1995 aveva più o meno 18 anni, iscrittosi all’università di medicina a 7 anni dopo aver praticato una trachetomia artigianale con la cannuccia del suo succo al mirtillo su una bambina di prima elementare che ansimava con un pezzo di lego incastratosile nella gola, aveva passato l’adolescenza a studiare il funzionamento di ogni più piccola e minuscola parte del corpo umano.
Quando non passava il tempo piegato sui libri di scuola o a vivisezionare cadaveri ancora tiepidi il dottor Freeman amava: pedalare sulla bicicletta da donna ereditata dalla compagna di stanza morta di psoriasi terminale, guardare tossire i vecchi alle fermate del tram immaginandosi drammatici distacchi della pleura, visualizzare il bullo di terza media colpevole di gravi e ripetute prese di giro nei suoi confronti sottoposto a una serie di clisteri multipli inferti da un team di medici affetti da parkinson, scrivere piccole poesie, guardare le serie Tv ambientate negli ospedali, guardare ogni inverno la neve posarsi sulle ragnatele davanti alla sua finestra, rianimare scarafaggi affetti da colpi aplopettici veicolati attraverso ripetuti colpi inferti con le ciabatte secolari della Signora Zimmerman, clampare immaginarie aorte esplose senza motivo, suturare ferite gigantesche, lottare a mani nude contro emorroidi fagocitanti, salvare vite umane.
Studiava e sognava, il Dottor Freeman.
Ma in quella primavera del 1995 , Blueville era una città in fiore, gli alberi sembravano usciti da un quadro impressionista e gli uccelli da un corso di musica da camera e il dottor Freeman pedalava ogni mattina dalla sua stanza del college fino alla panetterie di Everly Road, che si trovava esattamente dalla parte opposta della sua scuola. Arrivatovi davanti, parcheggiava la sua bici da donna al palo e si avvicinava silenzioso alla vetrina dell’antico forno. Mentre il suo naso si riempiva di friabili fragranze e la sua mente di pensieri burrosi, i suoi occhi ignoravano le produzioni pasticcere e fornarie della prima mattina per soffermarsi sulle braccia scoperte della commessa Elisewin Richmond, che con i capelli legati e gli orecchi a sventola sorrideva ai clienti. Ogni tanto, nelle mattine più temperate, il collo di lei si imperlava di piccole gocce di sudore, e alcuni capelli, sfuggiti all’elastico intento nell’invidiabile compito di racchiuderli in un unica coda, le si appiccicavano sulla pelle umida. In quelle mattine, il Dottor Freeman, sentiva leggeri cali di pressione dovuti a affluenze spontanee e irrefrenabili del suo sangue in una parte ben precisa del suo corpo.
Era un romantico il dottor Freeman, comprava chili di Croassaint mettendo a rischio il suo fegato, senza mai rivolgergli la parola. E intanto il suo sangue affluiva,affluiva.
Una persona normale avrebbe provato a rivolgergli la parola o magari avrebbe cercato di farla ridere con una frase ad effetto comprando delle fragranti rosette, questo si chiama confrontarsi con la realtà, ma il Dottor Freeman non amava la realtà.
Ad ogni modo la mattina del 7 maggio era una mattina più che temperata per la stagione, il Dottor Freeman non sapeva che stava pedalando incontro ad una tragedia, mentre i suoi muscoli spingevano decisi sui pedali e il vento gli scorreva tra i capelli era del tutto ignaro del suo destino.
Dopo aver osservato le braccia nude della commessa Elisewin Richmond per circa 17 minuti si era deciso ad entrare e comprare la sua dose di croassaint al burro giornaliera, ma un anziana signora con nipotino lo aveva preceduto di pochi decimi di secondo. Una volta dentro aveva cercato di dirigere il suo sguardo in luoghi lontani dalla pelle della commessa Elisewin Richmond mentre la nonna sceglieva con insopportabile dovizia la merenda del nipotino, ma ogni creazione fornaria presente nella vetrina gli riportava alla mente particolari anatomici femminili ben precisi.
Era proprio intento a fissare due pagnotte integrali quando senti la frase che gli avrebbe rovinato la vita per sempre.
– nonna, quel signore  sta cercando di rubare una baguette nascondendola nei pantaloni

il Dottor Freeman da quel giorno chiuse la porta ai sentimenti e alla realtà.

Vincent Freeman

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