Pubblicato da: Sadugo | 6 marzo 2011

LASCIAMI IN PACE VINCENT FREEMAN

Elisewin Richmond possiede: una camera con vista su St Agusten Street nella ridente cittadina di Blueville, stanza di circa 20 metri quadri con due finestre e una porta annessa alla casa di proprietà del di lei padre, un letto, un tappetto, uno scaffale con alcuni libri significativi per la sua crescita tra cui: Il Giovane Holden, il re della Pioggia, Piccole donne, Uova e prosciutto verdi del Dottor Seuss, i lupi nei muri, i mostri nel pancino, Tsugumi, Orgoglio e pregiudizio, Don Chisciotte, il principe felice e Ogni cosa è illuminata.
Sulle pareti, alcuni poster.
E poi varie collezioni incomplete di fumetti. Quaderni pieni di discorsi senza senso. Un cassetto contenente alcune lettere di un amica di penna giapponese. Alcune foto attaccate allo specchio di una vecchia cassettiera color frassino tra cui: una foto in cui sorride, una davanti a una torta di compleanno con 8 candeline, una sulla panchina nel giardino davanti casa seduta vicino a sua madre, una vestita da polpo gigante per il carnevale dei suoi 5 anni, una vestita da autunno per quello dei suoi 12, una foto di Tolstoj (l’orsetto russo di Vincent Freeman dipartito prematuramente) e una con la divisa della banda al concerto di fine anno nella chiesa di St Nicolas.
Dentro la cassettiera mutande  e reggiseni, calzini e calze, alcuni pigiami, maglioncini di vari colori e via di seguito. Accanto alla cassettiera uno specchio da muro rettangolare con i bordi neri a cui vi sono appesi alcuni biglietti di concerti e spettacoli teatrali, il cartellino della Pennuti e Piumati, e un biglietto con su scritto: I love my sadness. Sul lato opposto un armadio da muro color frassino contenente alcuni vestiti, la vecchia divisa dell’orchestra della scuola con i bottoni d’orati e le merle frangettate, il poster di ET e un cesto pieno di panni sporchi.
Sul muro centrale, opposto alla porta, le due finestre con la zanzariera arrugginita che suo padre aveva montato quando lei era ancora piccola, e che, in alcuni giorni coloravano il cielo di arancione. Tra queste due porzioni di cielo rugginoso un letto a una piazza, un comodino con alcuni libri e qualche fazzoletto di carta usato.
Sul letto, Elisewin, in canottiera e mutande, sdraiata a fissare il soffitto.
Telefono che squilla.
– pronto
– Elisewin?
– ….
– sono Vincent
– Vincent per piacere
– ascoltami Elisewin
– ….
– ….
– ti ascolto
– lo so
– ….
– io non ci credo che ieri hai dato da mangiare al cane di cera di tua nonna, penso fosse solo una scusa per non uscire con me
– Vincent per piacere
– lasciami finire
– ….
– e potrei essere piuttosto incazzato per questo, per le volte che hai dato da bere ai pesci rossi, che hai tagliato l’erba di notte, che hai accudito animali di cera o impagliati secoli fa, potrei, ma non lo sono
– dovresti
– ….
– dovresti Vincent, dovresti venire qui, ora, e prendermi a schiaffi
– ….
– ….
– ….
– ….
– ….
– ….
– Elisewin
– ….
– non ho mai preso a schiaffi nessuno, lo sai
– lo so
– ….
– ….
– Vincent ho voglia di viaggiare, prendere un auto e non tornare più
– Elisewin portami con te
– ….
– lo sanno tutti che sono un tipo autoironico, sono l’ideale per i viaggi in macchina
– ….
– ….
– click
– ….
– ma non hai riattaccato, hai solo fatto il rumore con la bocca
– lo so, era per non farti rimanere male quando avrei riattaccato
– ….
Click

Vincent Freeman

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