Pubblicato da: Sadugo | 2 aprile 2011

I RAGNI GHIACCIATI DI VINCENT FREEMAN

Quando Simon Wilder guardava fuori dal finestrino della sua auto, il suo sguardo si faceva speranzoso, quasi lieve. Poco importava che fuori l’inverno non avesse lasciato ancora spazio alla primavera, la mattina apriva gli occhi e intorno c’erano ragnatele di brina sul finestrino, brina sull’erba tra un parcheggio e l’altro, brina sui cartelli stradali, a volte brina anche sugli specchietti retrovisori della sua auto ammaccata.
E ogni mattina si stupiva di aver dormito.
Simon non credeva all’insonnia e si ricordava di quando alzandosi trovava sua moglie di prima mattina giù in cucina nella vestaglia a fiori che inzuppava biscotti senza personalità nel caffellatte.
– non ho chiuso occhio
Diceva lei di solito.
– è impossibile
Rispondeva lui di solito.
Non lo diceva per cattiveria, lo diceva perchè una volta ci aveva provato a starsene sdraiato a letto, al buio, senza chiudere occhio per tutta la notte, e sapeva che era impossibile. Aveva anche tentato di provarlo a sua moglie, una notte le si era coricato accanto abbracciando il tostapane elettrico dicendo che stava facendo un esperimento, alle 2e43 il fracasso del tostapane che si era infranto sul pavimento lo aveva svegliato. La notte dopo stessa storia, con il phon, quella dopo ancora con il micronde. Alla fine sua moglie aveva fatto finta di credergli per salvare gli ultimi sopravvissuti della lista di nozze. Ma Simon si era convinto che la notte fosse troppo lunga per passarla interamente senza chiudere occhio, l’insonnia non esisteva, questa fu la sua conclusione,
– tu sei pazzo
Le aveva detto lei.
– può darsi
Gli aveva risposto lui.
Ma le cose avevano iniziato a scricchiolare, era stata una cosa graduale, come molte cose della vita. Le persone s’immaginano sempre cose improvvise e eclatanti, ma la maggior parte delle cose che succedono nella vita delle persone avvengono lentamente, piano piano, giorno dopo giorno. La vita della gente è piena di scricchiolii, cigolii, piccoli rumori che passano inosservati e che poi, all’improvviso, sono seguiti dal disastro.
Simon quegli scricchiolii li aveva ben presenti, i soldi che portava a casa non bastavano più, le sue malattie si erano trasformate in scuse per non lavorare, e poi mugugni, sguardi torvi, i viaggi silenziosi ai grandi magazzini dall’altra parte della città dove le cose costavano un po’ meno, notti girate dall’altra parte, ogni argomento che diventava un motivo per litigare, anche il più stupido e insignificante, e poi il trasloco nei palazzi, quelli che si vedono dalla tangenziale e i mugugni che diventano grida, gli sguardi torvi che diventano parole velenose. Loro che diventano una di quelle famiglie.
Scricchiolii, cigolii,  Simon ci aveva provato a far finta di niente, aveva cercato di rassicurarsi, di dirsi che erano semplici rumori di assestamento.
Ma poi, di punto in bianco, anche se di punto in bianco non si può parlare visti tutti gli scricchiolii di cui sopra, perse il lavoro e si ritrovò a dormire in macchina nel parcheggio di un centro commerciale rallegrandosi della veridicità della sua teoria sull’insonnia e a guardare la brina sciogliersi lentamente tutt’intorno.

Una mattina si era svegliato e aveva visto davanti al parabrezza quella faccia da ebete di Vincent Freeman con in mano delle paste e un caffè dal fast food.
– potevi portarmi un caffè come si deve invece di questa merda liquida
Gli aveva detto Simon.
– fanculo
Gli aveva risposto Vincent.
Poi Vincent si era seduto in macchina, c’era puzzo di chiuso, lo stesso che sentiva a volte quando andava a ricercare oggetti smarriti nel cesto dei panni sporchi, per di più un attività sgradevole e di poca utilità, visto che al massimo recuperava pochi spiccioli e fazzoletti rappresi da chili di muco nasale fossile.
Ma era un odore familiare, quasi rassicurante.
Fuori la gente aveva iniziato ad addensarsi all’entrata del centro ancora chiuso.
– Simon,posso farti una domanda?
– certo
– hai mai fatto sogni su altre donne quando stavi con tua moglie?
– eiaculando?
– ….
– ….
– no
– allora no, mai
Pezzi di croassaint e comete di crema pasticcera volteggiarono nell’atmosfera tra di loro.
– ho capito
– cosa?
– ….
– ….
– niente, cosi per dire
– per dire cosa?
– Simon mangiati quella cazzo di brioche
Le porte del centro commerciale si erano aperte risucchiando dentro le persone accalcatesi all’esterno, come uno sgorgo di un lavandino intasato che all’improvviso lascia passare tutto lo sporco.
– hai fatto sogni umidi stanotte?
– non ho fatto sogni umidi
– ….
– ….
– ancora quella Richmond?
– no Simon, non ho fatto sogni umidi
– qualche pensionata del bingo?
– ….
– secondo me tu hai la faccia di uno che potrebbe andare con una 73enne
– perchè? cos’ha la mia faccia?
– e la tipica faccia di uno che non scopa e che potrebbe avere una love story con una pensionata
– Simon, ogni tanto capisco perchè dormi in una macchina
– ….
– ….
– Vincent non sei abbastanza carnale con le donne
– ….
– il mio bisnonno è morto facendo sesso, mio nonno è morto facendo sesso, mio padre è morto facendo sesso, anche mia madre è morta facendolo, ma non con mio padre, e questo però in effetti non è stato un bene per la nostra famiglia
– ….
Ma Vincent era arrivato ai 18 anni praticando un attività sessuale degna di un monaco buddista in un convento di suore lesbiche, una volta suo padre per spronarlo un po’ gli aveva detto che non doveva aver paura dei rifiuti di qualche ragazza, ognuna parlava per se e non per il genere femminile dell’universo. Ogni “no” aveva un nome e una faccia. Per ogni ragazza che lo avrebbe rifiutato ce ne sarebbero state milioni con cui provarci, ma a Vincent questa visione  della vita non era servita molto, aveva apprezzato lo sforzo di suo padre di spronarlo alle relazioni ma continuava a vedere “le ragazze” come un entità unica e fagocitante, aveva l’impressione che ogni donna che aveva incontrato si portasse sulle spalle la responsabilità di difendere il genere femminile da Vincent Freeman.  Forse era un po’ paranoico e esagerato da pensare, ma Vincent Freeman era spesso esagerato nelle sue paranoie.
– Simon tu pensi di morire facendo sesso
– mi piacerebbe, si
– ma questo non ti mette ansia ogni volta che lo fai? voglio dire, alcune famiglie hanno delle eredità genetiche che hanno a che fare con il cancro e gli infarti, ma con una famiglia come la tua io dovrei imbottirmi di benzodiazepine ogni volta che faccio sesso
– Vincent tu non fai sesso, se fossi uno Wilder probabilmente vivresti per 800 anni
Rimasero in silenzio per un po’, Simon Wilder beveva la sua merda liquida da fast food, Vincent guardava le ragnatele di brina sciogliersi sul finestrino, per qualche secondo si convinse dell’esistenza dei ragni di ghiaccio che durante la notte sparavano ragnatele brinose sul mondo.
– tu pensi che i ragni di ghiaccio esistano?
– Vincent, ma che cazzo stai dicendo?
– non lo so Simon, davvero non lo so
– ….
– sai, certe volte ho l’impressione che lo scrittore di questo blog non abbia idea di dove andare a parare, ci fa fare un sacco di discorsi sul sesso per mettere le parole chiave tra le tag in modo da attirare maniaci e pseudo lettori su queste pagine
– ….
– anche il tuo personaggio, che senso ha?
Testa che si scuote.
– sai Simon, certe volte ne ho le palle piene, vorrei essere il protagonista di un blog con le idee chiare, a cosa serve tutta questa ironica malinconia?
– ….
– ….
– Vincent?
– si?
– tu hai la testa nel fango

Vincent Freeman

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