Pubblicato da: Sadugo | 21 aprile 2011

ESSERE CONSAPEVOLI VINCENT FREEMAN

Ci teneva proprio Arcibald Santofosso a quell’ultimo appuntamento, seduto sulla poltrona ad ore del Dottor Figure quasi non stava nella pelle, avrebbe voluto quasi strapparsela di dosso e saltar fuori da dentro quella carcassa di essere umano che ormai non rappresentava più il suo spirito leggero, felice, uno spirito al settimo cielo.
– sa dottore? aveva ragione, non è stato facile, per niente. Mi ricordo ancora le sue prime parole il giorno che sono arrivato qua da lei, senza consapevolezza non esiste nessuna felicità, giusto?
Il Dottor Figure annuì.
–  consapevolezza, è una bella parola, non è vero? so che le piace, l’Ha ripetuta cosi spesso in questi anni, essere consapevoli, è la premessa per qualsiasi altra forma di essere, essere liberi, essere felici, anche essere semplicemente se stessi non può prescindere dall’essere consapevoli
Il Dottor Figure si mise ad ascoltarlo più attentamente del solito, si sporse verso di lui come non aveva mai fatto e chiuse il quaderno arancione su cui aveva segnato, appuntamento dopo appuntamento, le tracce di una vita, la vita di Arcimbold Santofosso, per la precisione: frasi, pensieri, singhiozzi, anche qualche sospiro era stato tradotto in parole dalla sua penna laccata d’oro.
– e io oggi, grazie a lei, mi sento davvero consapevole, ho smesso di essere un giudice impietoso nei confronti di me stesso, ho imparato ad accettarmi. Si ricorda il primo giorno che sono arrivato qua? balbettavo, mi agitavo nervosamente, mi mangiavo le parole e poi tutti quei discorsi pessimisti e patetici, sembra passata una vita, invece era solo tre anni fa
Il Dottor Figure sorrise, un raggio di sole penetrando dalle tende socchiuse striò di riflessi dorati la sua folta barba rossiccia.
– ed ora? Ora sono diverso, mi sento diverso. Non credevo sarebbe mai arrivato l’ultimo giorno della terapia, sulla sua poltrona sono rinato, è stato doloroso ma oggi finalmente comincio una nuova vita
Il dottor Figure si alzò, guardò l’orologio con una vaga espressione di dispiacere, la seduta era finita, aveva salvato una vita umana ed era soddisfatto. Ma avrebbe voluto che quel momento durasse ancora un po’. Un giorno aveva cercato di spiegarlo a sua moglie, capitavano raramente momenti come quello, fare lo psicologo non ti dava costanti attimi di soddisfazione orgasmica, non era un giocare sul filo del rasoio, non c’erano cascate di adrenalina, no, niente del genere. Era un lavoro che viveva di lentezza, di minuti che sembravano ore, perfino di sbadigli soffocati, ma poi, certe volte, c’era anche un finale. A suo modo anche il lavoro di psicoterapeuta  poteva portare vicino a delle sensazioni di eccitazione estrema come quelle che poteva provare un chirurgo mentre, ricoperto di sangue e altri materiali organici, guardava un cuore riprendere a battere.
– dottore, la ringrazio per tutto
Disse Arcimbold Santofosso stringendogli la mano.
– ha sentito? non mi sudano più nemmeno le mani
Risero entrambi, non più come dottore e paziente, ma semplicemente come due uomini complici.
Quando Arcimbold Santofosso aprì la porta dello studio per uscire si ritrovò davanti il volto di una bellissima ragazzina, si fissarono per pochi secondi, lei sembrava cosi triste e lui avrebbe voluto abbracciarla, consolarla, dirle che tutto sarebbe passato, che la vita non è sempre cosi ingiusta e schifosa.  Cosa ti hanno fatto di tanto tremendo, avrebbe voluto chiedergli, per cucirti addosso questi abiti di tristezza? Quanto avrai, 16 o 17 anni? 18 al massimo, ma ne dimostri molto meno, sarà la frangia, o forse quelle scarpe da maschio, ma che importanza ha? hai tutta una vita davanti, appendi le tue lacrime ad asciugare, la vita è la fuori e ti aspetta. Ma disse soltanto.
– oggi è il mio ultimo giorno
La ragazzina sorrise, sotto quello sguardo autunnale aveva un bel sorriso estivo, pensò Arcimbold scendendo le scale, e scalino dopo scalino sentiva una musica nelle sue orecchie, era un dolce violoncello che suonava nell’aria melodie promettenti, propositi per una vita al nastro di partenza, la sinfonia per un ingenuo debuttante che muove i primi passi nel mondo.
Quando uscendo aprì il portone in fondo al palazzo nemmeno se ne accorse del vaso di gerani che scivolando dalle mani della Signora Zimmerman intenta a sistemare il terrazzo di una cara amica ricoverata in ospedale, gli s’incastonò nel cranio aprendolo come una melagrana matura. Aveva ancora negli occhi il sorriso di quella ragazzina e negli orecchi il suono dolce del violoncello mentre la materia celebrale racchiusa nella sua scatola cranica si mischiava al terriccio acidofilo indicato per gerani e azalee.

– Elisewin, scusami un attimo
Disse il Dottor Figure alzandosi dalla poltrona e affacciandosi alla finestra attirato da alcune grida.
– dio mio, non è possibile
Esclamò, poi il suo sguardo si perse sul corpo senza vita di Arcimbold Santofosso sdraiato sul marciapiede pochi metri più giù, per poi scivolare sulla chiazza di sangue che si era propagata dal suo cranio, sembrava un immagine del test di Rorschach, e se qualcuno gliel’avesse chiesto il dottor Figure avrebbe risposto che gli ricordava la schiena di sua moglie mentre facevano sesso.
– dottore che succede?
– niente
Ma Elisewin si era già affacciata.
– non guardare
Aveva provato a fermarla lui, ma era troppo tardi.
– ….
– ….
– ….
– ….
– ….
– ….
– ….
– ….
– ….
– ….
– ….
– ….
Rimasero in silenzio ancora un po’, poi il Dottor Figure sussurrò appena.
– la vita è proprio imprevedibile
Elisewin rispose.
–  non proprio, era il suo ultimo giorno, ne era consapevole

Vincent Freeman

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