Pubblicato da: Sadugo | 25 aprile 2011

E’ UNA CRITICA COSTRUTTIVA VINCENT FREEMAN

Critica accurata da parte di una rivista letteraria al post: Non fare tardi Dottor Freeman

Caro Vincent Freeman
Innanzitutto ti dico che i racconti con un tocco di humor macabro non ci dispiacciono, tuttavia spesso è difficile trovare il giusto equilibrio in questo genere di storie. Qui purtroppo il tono decisamente macchiettistico nella descrizione della vicenda e dei personaggi finisce per risultare pesante, rende poco scorrevole la lettura, e mina la verosimiglianza del racconto. Idem per lo splatter che a un certo punto diviene così esplicito da annoiare anzichè scioccare. Meno si vede il sangue, più paura e angoscia ci darà uno schizzo fugace del rosso fluido…purtroppo quando descrivi la “fontana scarlatta”, si tratta di una immagine così estrema da strappare una risata, e tutta la tensione svanisce perchè l’effetto “sospensione dell’incredulità” va a farsi benedire. E sì che stai descrivendo un intervento chirurgico d’urgenza, quindi dovresti instillare costantemente un sia pur minimo fremito di angoscia in chi legge. Anzi, nonostante il tono ironico e grottesco, che ci può anche stare, se gestito con equilibrio, dovrebbe, teoricamente, esserci un crescendo della tensione fino alla fine dell’intervento. Ciò non accade perchè l’effetto di verosimiglianza non si realizza. Lo so che potresti obiettare che è facile fare critiche, ma le mie non sono “critiche” bensì cerco solo di fornirti degli spunti di miglioramento.

Veniamo all’ambientazione: personalmente, pur preferendo ambientazioni nostrane, non disdegnamo a priori racconti ambientati in altre terre, vicine e lontane, e, perchè no? gli U.S.A.. Tuttavia riteniamo che l’ambientazione sia importante, non un contorno occasionale alla storia. Raccontare una vicenda ambientata in un ospedale, e caratterizzarlo geograficamente soltanto con i nomi anglosassoni dei protagonisti (che mi fanno sospettare che sia ambientato negli USA) non mi fa capire il perchè si sia deciso di ambientarlo negli USA anzichè altrove. Ma c’è di più. L’idea di fondo del racconto (dottori che hanno fretta di finire gli interventi d’urgenza per andare a vedere la puntata di Grey’s Anatomy, assistiti da infermiere che invece di concentrarsi su ciò che accade fanno fantasie erotiche sul chirurgo) ha un suo potenziale, ma ovviamente, nell’ottica di chi probabilmente leggerà questa rivista, poco importa che la vicenda si svolga in un’ospedale degli USA; Descrivere una scena del genere, in un ospedale italiano, quello sì che porta la gente a pensare “Accidenti, potrebbe capitare a me, di ritrovarmi al pronto soccorso in mano a una equipe medica così disastrosa… brrrr…..”.
Poi, è chiaro, ognuno è padrone di ambientare i suoi racconti in ogni luogo, o persino non-luogo, tuttavia in questo caso non c’è un motivo particolare per ambientare il racconto in America (in fondo anche da noi trasmettono Grey’s Anatomy), nè si deduce dal racconto, visto che l’unico elemento di caratterizzazione sull’ambiente sono i nomi anglosassoni dei protagonisti.
Poi ti devo dire che ci sarebbe anche uno stile narrativo un pò troppo lineare, poco funzionale a creare la tensione. Fastidiose  rieptizioni di incipit di frasi, sempre probabilmente con l’intento di rendere il tono ironico della narrazione. E delle sviste nella trascrizione dei dialoghi oltre qualche virgola mancante probabilmente a causa dalla fretta. Oltre a dei dialoghi poco naturali. Ma rispetto alle cose elencate più sopra, secondo me, questi sono i problemi minori. Peccato perchè, ti ripeto, l’idea di fondo non è affatto malvagia…

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