Pubblicato da: Sadugo | 9 settembre 2011

Come se fosse una caccola Vincent Freeman

– diciamocelo Signora Zimmerman, non è una cosa normale, io che me ne sto qui a metà di un pomeriggio di fine estate che la guardo dormire mentre con il mio dito indice cerco di estrarmi la caccola più dura e resistente che abbia mai avuto il piacere di produrre, e in più senza minimamente cercare di darmi un contegno
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– e l’unica cosa che desidero in questo momento, oltre a togliermi questo meteorite dalla narice destra, è staccare quella sua testa di cazzo cotonata che si ritrova, cosi, di colpo
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– il mio psicologo dice che è normale che io provi cose del genere, mi dice: Elisewin, la rabbia, le pulsioni sessuali, i desideri indegni fanno parte di te, devi accettarli. Secondo lui se io ora esco di qui senza staccarle la testa sono comunque una persona normale, nonostante sia stata alcune ore a fissarla desiderando di farlo, le sembra una cosa che ha senso?
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– lei ha pensieri del genere? le altre persone li hanno?
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– quando se ne esce a fare due passi e passa almeno dodici volte vicino alla parrocchia di Padre Barry se lo dice a se stessa che lo fa sperando che lui le chieda di entrare in sagrestia per poi prenderla con forza tra i paramenti liturgici? O quando fissa i ragazzetti sui motorini al parco quante volte si chiede come sarebbe scioglierli nell’acido nella cantina sotto il suo portico? A me può dirlo, anch’io ho pensieri orribili, sa? in continuazione, ma i pensieri sono una cosa dice il Dottor Figure, un altra le azioni
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– io non ci credo, io credo che quello che salva le persone come me e lei è semplicemente la mancanza di coraggio
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– prenda me, adesso, fuori la giornata sta per finire ed io sto lasciando scivolare via un altro giorno cosi, come se fosse acqua piovana in un rigagnolo. Ci siamo io, lei e questa enorme caccola che adesso sta quasi per farmi piangere. E se non mi alzo per staccarle la testa non è perchè sono una brava persona, una brava persona nemmeno le pensa certe cose, la verità è che non lo faccio esclusivamente per paura delle conseguenze
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– delle conseguenze negative ovviamente, perchè veder rotolare quel contenitore osseo di malignità e cattiveria che si ritrova sopra il suo collo rugoso a dire il vero sarebbe fantastico, me lo immagino già mentre staccandosi dal suo tronco rimbalza a terra lasciando macchie di sangue sulla sua illibata moquette sotto lo sguardo stupido del suo gatto antisociale, che nel frattempo però si leccherebbe i baffi vedendo tutte quelle cervella sparse ovunque
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– si, forse ha ragione Vincent, il volontariato mi fa male, dovrei smettere di venire a farle compagnia
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– ma a pensarci sa cosa le dico? la colpa non è mia, ma vostra, maledetti vecchi. Fate finta di non capirlo ma a me non la raccontate, io vi vedo mentre vi riunite in massa presso le sale del bingo, le parrocchie, i rave di liscio e poi fingete di non essere autosufficienti e chiedete a noi giovani di essere responsabili, aiutarvi e avere rispetto della vostra esperienza che vi avrebbe dovuto rendere più saggi ma che vi ha trasformato soltanto in mummie rancorose e acide. No Signora Zimmerman, a me non la raccontate, qualcuno di voi dovrebbe uscire allo scoperto e dire basta, dire agli altri: hei, amici, stiamo fottendo i nostri nipoti, non vi fa schifo questa cosa? Invece ve ne state li, nei vostri lavori super blindati, nelle vostre poltrone politiche su cui avete incollato il vostro fottutto culo decine di anni fa, oppure, giorno dopo giorno, andate in pensione senza chiedere scusa a noi che nel frattempo facciamo lavori precari, senza diritti e che in pensione non ci andremo mai. Si, signora Zimmerman, dovreste chiederci scusa, ogni giorno, dovreste voi impiegare il vostro tempo libero per fare volontariato a noi, dovreste andare a farci la spesa e pulirci casa mentre facciamo 5 lavori uno più sottopagato dell’altro, pagarci un fondo pensionistico per rimediare a tutti i soldi e le risorse che avete sprecato in questi anni mentre noi andavamo a scuola a cercare d’imparare qualcosa che ci avevate detto ci sarebbe servito. E come v’incazzavate se provavamo a insinuare il dubbio che non servisse a niente, siete stati metodici, compatti, uniti, nessuna voce fuori dal coro, avete fatto un lavoro coi fiocchi
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– e anche oggi, cosa cambia?  alla Pennuti e piumati il mio capo si lamenta ogni giorno della sua merdosa pensione che si allontana, mi dice che devo manifestare, lottare, mi fa la paternale su come era meglio prima e su come ci stiamo facendo fregare il futuro noi giovani, su come siamo egoisti oggi, su quanto non siamo solidali, e poi? continua a pagarmi a nero. Siete sadici, altro che storie, siete la generazione peggiore che questo mondo ha creato
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– dovrei staccarle quella testa, cosi, tanto per dare un segnale
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– come se fosse una caccola
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Vincent Freeman

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