Pubblicato da: Sadugo | 22 febbraio 2012

Qual è il tuo piccione Vincent Freeman?

Da un foglio ritrovato in un cassetto di Vincent Freeman

Passo sempre più tempo qua da sola, sopra la collina.
Non mi ricordo abbia mai fatto più freddo di così.
La terra è gelata, l’erba è gelata e mentre ti scrivo le mia dita sono come fili d’erba intrappolati nella brina, il vento potrebbe spezzarle da un momento all’altro.
Vincent, da un po’ di giorni sono così carica di tristezza e stanchezza, sento che sto per lasciar andare tutto, non ci vediamo da giorni, le tue telefonate si perdono in un punto imprecisato tra di noi, continui a cercarmi, e io mi siedo qua per ore a scrivere senza avere in testa niente da scrivere. E il telefono squilla e squilla.
Faccio ridere eh?
E’ solo un po’ di depressione mi dicono tutti, mio padre, gli insegnanti, perfino la signora Zimmerman ieri quando mi ha incrociato per strada dopo aver questionato su quanto la mia pelle fosse giallognola e i miei occhi fossero incavati ha detto: “Elisewin è solo un po’ di depressione”. con queste esatte parole, come se la tristezza fosse una cosa da poco.
Io invece lo so che non è solo questo, lo sento sotto le mie unghie che non è solo tristezza, sento che c’è un vuoto tra dove sono io e la mia pelle, un vuoto che gli altri non vedono, non percepiscono e che può sembrare tristezza, ma è assenza Vincent, io non sono qui, io non sono più qui.
Il tempo sta cambiando, si sente dall’aria, le luci nelle finestre delle case sono tutte accese, domani pioverà. Ho tirato un sasso in aria con tutte le mie forze, non ci crederai ma l’ho visto che bucava una nuvola e riscendendo ne bucava un altra lasciando uno spazio vuoto per dei secondi, come nei fumetti, proprio come in quel cartone animato del tizio con il cane che cerca di prendere a tutti costi il piccione. Te lo ricordi? Io non sono mai riuscita a guardarlo, mi faceva piangere quel tizio, mi ricordava mio padre, mio padre e il lavoro, mio padre e la macchina, mio padre e mia madre, mio padre e la felicità. Per tutta la sua vita mio padre ha rincorso solo piccioni senza mai prenderne uno. Era così dolce con tutti quei volatili intorno.
Ma ora il suo vuoto è nel mio DNA, sono una inseguitrice di piccioni anch’io, non è solo una merdosa depressione Vincent, sono tutti questi piccioni che mi mandano fuori di testa, sono ovunque eppure non si fanno prendere.
Si lo so, ci hanno fatto vedere roba assurda per anni, galli armati di bastone che seviziavano poveri cani senza nessun motivo, gatti torturati psicologicamente da topi sadici, gente che aveva solo zii e nemmeno un genitore, nani cianotici e poi questo tizio così insoddisfatto e maniacale da aver votato tutta la sua vita ad inseguire un piccione sapendo benissimo di non aver nessuna possibilità di prenderlo.
Ho perso il filo come sempre, vero? E tu che stai ancora a leggere le mie lettere, Vincent.

Elisewin Richmond

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