Pubblicato da: Sadugo | 30 marzo 2012

Elisewin Richmond parla del dolore

In: Blueville in prima persona

Arthur Nottefonda è ritardato, arriva sempre a scuola con le scarpe slacciate e la camicia fuori dai pantaloni, ha il muco nasale che gli esce dal naso come i pupazzetti che mettono nelle patatine e tutti ridono quando cerca di dire qualcosa d’intelligente. Nottefonda non è il suo vero cognome, Nottefonda è come lo chiamano tutti a scuola, la scuola è un posto orribile il più delle volte e la nostra insegnante si crede una apposto e si arrabbia fino a farsi gonfiare le vene del collo quando qualcuno lo chiama Nottefonda, e poi si gira verso di lui e gli parla molto molto molto lentamente come se fosse un ritardato.
Arthur anche se è ritardato sa scrivere e l’altro giorno ha scritto sulla lavagna che mi ama e allora tutta la classe ha iniziato a ridere e a chiamarmi signorina Nottefonda, l’insegnante si è arrabbiata fino a farsi gonfiare le vene del collo e poi mi ha parlato molto molto molto lentamente.
Io allora ho pensato che avrei potuto anche piangere, invece ho avuto il desiderio di portare Arthur Nottefonda in palestra e baciarlo come nei film, e poi di avvelenarlo, guardarlo morire lentamente con il muco nasale che gli s’impiastricciava sulle labbra che avevo appena baciato e poi d’impiccarmi con la corda per fare ginnastica.
La preside e la professoressa che si crede apposto avrebbero trovato i nostri corpi, si sarebbero disperate e avrebbero convocato tutti gli alunni della scuola nell’aula magna, li qualcuno avrebbe fatto un sacco di bellissimi discorsi, ci sarebbero stati fiori e vestiti stirati, Padre Barry avrebbe detto che Dio si sarebbe occupato delle nostre anime e ci sarebbero state due foto giganti, una mia e una di Arthur e il suo muco nasale. Mio padre sarebbe stato vicino ai genitori di Arthur anche se non si conoscono e tutti avrebbero imparato qualcosa sul dolore degli altri.

Elisewin Richmond

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