Pubblicato da: Sadugo | 10 aprile 2012

ABBRACCIAMI VINCENT FREEMAN

Allo stendi panni di quartiere, quello in metallo dietro il giardino della Signora Zimmerman capitava spesso di fare incontri, cosi, nelle giornate più ventose il piccolo Freeman usava sedersi ed aspettare guardando i panni smuoversi nell’azzurro del cielo.
A volte erano minuti, altre ore, dipendeva dai pensieri e dagli incontri.
E si ricordava bene un pomeriggio di novembre quando la signora Richmond era scesa in vestaglia a togliere la divisa della banda della scuola di sua figlia Elisewin. Lei sembrava evaporare dentro la vestaglia a fiori mentre i bottoni d’orati della divisa scintillavano nel sole delle tre.
– Ciao Vincent
– Salve signora Richmond
Rispose lui vedendola sbucare tra pantaloni e mutande.
– È molto che sei qui?
– No, non tanto
– I soliti pensieri importanti?
Disse lei sorridendo.
Il piccolo Freeman non sapeva mai bene cosa rispondere agli adulti, insomma, spesso facevano domande che uno non capiva se erano domande a cui uno doveva rispondere oppure no, e se uno rispondeva come rispondeva? Come un bambino o come un adulto. Non era facile.
– Pensavo al mio orsetto russo
Rispose serio.
La signora Richmond rimase in silenzio per un po’ guardandosi intorno, poi chiese.
– Quale dei due?
Vincent Freeman si sentì spiazzato, aveva perso due orsetti russi da quando si era trasferito nel quartiere, uno di vecchiaia mentre l’altro era stato vittima di un tentativo di violenza del gatto della signora Zimmerman, purtroppo andato a buon fine.
Non voleva sembrare insensibile, cosi disse.
– A tutti e due signora Richmond
Lei sorrise.
– ……
– Che fa? Non si siede signora Richmond?
– ……
– ……
– Elisewin lo dice sempre che sei un gentiluomo
Vincent Freeman gli fece posto accanto a lui sul marciapiede con un certo orgoglio, poi se ne stettero qualche secondo in silenzio a guardare i panni e il vento.
– Il prossimo anno andrai alle medie vero?
– Si, signora Richmond, sono in classe con sua figlia
– Già è vero
– ……….
– Sai, si dicono un sacco di banalità o di domande inutili quando si cerca di fare conversazione
– ……
– In verità avrei voluto chiederti se ti mancano i tuoi orsetti russi
Il piccolo Freeman si sistemò le mutande alzandosi un po’ dal marciapiede senza pensare che nelle conversazioni sistemarsi le mutande che ti finiscono nel culo poteva non essere un gesto cosi appropriato.
– Oh si, signora Richmond, mi mancano moltissimo solo che…solo che nessuno mi chiede mai di loro
– tu vorresti che la gente lo facesse?
Vincent Freeman ci pensò su qualche secondo poi disse.
– Beh si, senza essere insistenti certo, però sarebbe carino da parte loro
Silenzio, i panni andavano e venivano nel vento, bottoni scintillanti e mutande colorate, lenzuoli bianchissimi come nuvole leggerissime.
– Lei è malata signora Richmond?
– …..
– …..
– Chi te lo ha detto?
Chiese stupita.
– La signora Zimmerman, qualche mese fa mentre l’aiutavo a raccogliere i suoi fiori di zucca mi ha detto di non fare troppo rumore quando passo in bici davanti casa sua, per non darle troppo disturbo
– E tu lo fai?
– Ho tolto le mollette dai raggi, insomma, ci provo
– ……
– ……
– Ti sembro cosi malata?
– No, non cosi tanto, sembra solo più magra di qualche tempo fa
Poi Vincent Freeman pensò al pelo sciupato del piccolo Tolstoj prima che morisse.
– Anche il tuo orsetto russo, quello che si è ammalato, era più magro?
Vincent Freeman aveva come la sensazione che la conversazione stesse diventando più grande di lui.
– No, mi sembra di no Signora Richmond, mangiava meno e aveva il pelo sciupato, e mi sembra che corresse meno sulla ruota, ma no, non mi sembrava più magro
Ancora silenzio, panni e vento.
– E ti prendevi cura di lui?
– Ci provavo, lo accarezzavo di più, lo pulivo più spesso ma non credo di essere stato bravo
– perché dici questo?
– Beh, è morto lo stesso
Disse Vincent Freeman con tono grave.
Poi la signora Richmond si lasciò andare indietro con le mani sul marciapiede mentre il piccolo Freeman si strinse le gambe tra le braccia.
– Sai, non sono mai voluta essere il tipico adulto che dice ai bambini che sono troppo piccoli per capire ma spero che un giorno capirai che prendersi cura di qualcuno non vuol dire non far morire quella persona
– ……
– ……
– E allora a cosa serve?
La signora Richmond si tirò su, adesso erano uno vicino all’altra tutti e due con le gambe strette tra le braccia.
– Non so, scusa, forse ho detto una scemenza, forse abbracciare qualcuno che sta male non serve a non farlo morire ma in qualche modo lo salva lo stesso
– …..
Rimasero un po’ in silenzio, ognuno nei suoi pensieri, Vincent Freeman pensò che era la prima volta che aveva sentito un adulto ammettere di dire scemenze, ed era strano. La signora Richmond cercava solo di non pensare.
– Te l’avevo detto, no?
– Cosa Signora Richmond?
– Che nelle conversazioni si dicono un sacco di cose banali e stupide
– …..
– …..
– Signora Richmond?
– Si?
– Lei vuole che l’abbracci?
Lei sorrise, stava per rispondere di no, che non importava, poi disse.
– Certo, se fa piacere anche a te
Vincent Freeman annuì, poi tutti e due si avvicinarono in maniera un po’ goffa e si abbracciarono rimanendo qualche secondo stretti l’uno contro l’altro.
Poi si lasciarono.
I Loro sguardi tornarono sui panni.
Bottoni scintillanti e mutande colorate.
– Vincent?
– Si signora Richmond?
– Io penso che non sia vero che ti manca qualche rotella
– Quale rotella Signora Richmond?

Vincent Freeman

Annunci

Categorie