Pubblicato da: Sadugo | 4 novembre 2012

E’ pieno di orsi Vincent Freeman

– paura degli orsi, ho capito bene?
Aveva chiesto la Dottoressa Natalie Finch e Eugene Victor aveva annuito scuotendo la sua testa avanti e indietro.
– una paura fottuta
Aveva aggiunto.
Lei aveva segnato qualcosa sul suo quaderno con aria molto professionale e lui si era un po’ sporto dalla poltrona per cercare di capire cosa avesse scritto ma lei aveva ritratto il quaderno verso il petto.
– non si può?
Aveva chiesto lui.
– è meglio di no
Aveva detto lei.
– ma se ha disegnato un orso dovrei saperlo
– sono una psicologa non una illustratrice
Aveva risposto lei riuscendo a non far sembrare sarcastica una risposta che aveva tutte le carte in regola per esserlo. Eugene era rimasto in silenzio, lei aveva sorriso e tutti e due si erano sistemati meglio sulla loro poltrona.
– mi parli degli orsi
– di una razza in particolare?
– ….
– ….
– di quelli che le fanno paura
– tutti gli orsi fanno paura
Anche gli orsetti russi? avrebbe voluto chiedere lei, ma aveva semplicemente annuito scrivendo nuovamente qualcosa sul suo quaderno e lui si era irrigidito.
– il mio quaderno la incuriosisce molto
– temo che lei stia disegnando
Lei aveva scritto nuovamente.
– le sta venendo bene quell’orso?
– ….
– ….
– mi aiuta ad ascoltare
– disegnare orsi?
– scrivere
– ….
– ….
– non mi dovrebbe fare qualche domanda invece di “scrivere”?
– che tipo di domanda si aspetta che le faccia?
– non so, cose del tipo: cosa significano gli orsi per te Eugene? cosa pensi che ci sia dietro gli orsi Eugene? da quanto tempo hai paura degli orsi Eugene?
Lei si era sistemata i capelli dietro le orecchie e aveva sorriso guardandolo, Eugene aveva distolto lo sguardo e aveva pensato che era una donna molto attraente ma era li per risolvere il problema degli orsi, doveva evitare di cadere nelle sue immaginazioni pornografiche. Per calmarsi si disse che non sarebbe entrato nessun tecnico della fotocopiatrice dalla porta, anche perchè non c’era nessuna fotocopiatrice, l’arredamento era più da salotto che da ufficio.
– vuole che apra la porta?
Aveva chiesto lei e lui aveva scosso la testa un po’ agitato cercando di non guardarla, lei gli leggeva nel pensiero probabilmente, Eugene aveva letto su un fumetto che certi psicologi erano in grado di farlo, a forza di studiare il comportamento umano subivano una specie di mutazione evolutiva. Stava sudando.
– vuole che apra la finestra?
– sto benissimo grazie
Non stava benissimo, lei aveva accavallato le gambe, lui aveva scorto delle goccioline di sudore lungo il polpaccio lasciato scoperto dalla gonna floereale, ma sapeva che non erano goccioline di sudore reali, che era solo la sua immaginazione.
Eugene avrebbe voluto chiedergli se le sembrava il caso di vestirsi in modo così attraente avendo a che fare tutto il giorno con degli psicopatici, ma forse le piaceva far andare la gente fuori di testa con le sue gambe, forse aveva scelto psicologia per questo all’università o forse era una prova che faceva al primo appuntamento e sul quaderno stava segnando le volte che lui tentava di guardarle gambe per catalogarlo nella sezione “disturbi della sessualità”.
– mi chieda degli orsi
Disse lui nervosamente.
– Eugene
– ….
– vuole che le prenda da bere
– no, voglio che mi chieda degli orsi
-….
– ….
– Eugene parlami degli orsi
E lui aveva preso a parlare guardando il pavimento e giocando nervosamente con le mani, e aveva cominciato raccontandogli di come a un certo punto della sua vita tutto fosse diventato un po’ più difficile e come avesse smesso di andare al parco di Blueville per paura degli orsi. E come all’inizio non si era preoccupato perchè aveva pensato che andava bene, alla fine il parco di Blueville nemmeno era questo gran parco e poi di lì a poco ci avrebbero fatto una centro benessere e quindi chissenefregava aveva detto e infatti il problema mica era il parco, erano gli orsi. Perchè poi aveva smesso anche di andare a piedi a lavoro per paura d’incontrarli, e anche al cinema ci andava poco, sapeva che nessuna maschera con le rotelle al suo posto avrebbe fatto entrare un orso in una sala ma questo non serviva a calmarlo, anzi, a dire il vero nessuna spiegazione razionale serviva a molto e gli orsi lo facevano stare parecchio chiuso in casa. Ma non era nemmeno questo il problema, aveva continuato, facendo una pausa quando lei aveva scritto sul quaderno, non era quello il problema perchè lui ci era abituato a stare da solo, faceva l’insegnante ma nessuno dei colleghi gli aveva mai chiesto di uscire dopo il lavoro e così finiva per stare quasi sempre in casa a leggere o a guardare porno amatoriale, ma quest’ultima cosa non l’aveva detto per non essere catalogato nella sezione “disturbi della sessualità” e aveva continuato dicendo che ci s’era anche un po’ abituato agli orsi e che alla fine ci conviveva da diverso tempo e loro non gli avevano poi fatto così male.
– ….
– ….
– e allora Eugene, perchè è qua?
– per gli orsi, ma soprattutto per Eleonor
– ….
– non so, magari lei ora ha fatto un altro disegno, e ha disegnato tanti orsi e adesso forse una Eleonor, beh, so che non mi vuol far vedere il quaderno e allora non posso sapere come lei l’ha disegnata ma Eleonor è così fragile, ed è sposata, ed è anche la madre di una mia studentessa e l’altro giorno l’ho trovata in un supermercato che fissava barattoli di fagioli. Non so se può disegnare tutte queste cose. Aveva l’aria triste, le ho chiesto se le andava di prendere un gelato e siamo finiti al cinema, stavo per dirle di no, per il fatto degli orsi, ma mi sentivo strano, lei ha pianto mentre mangiava il gelato e mi ha detto che sta per morire. Io non so se è vero ma dopo il cinema abbiamo fatto l’amore in macchina nel parcheggio della multisala. erano 16 anni che non facevo sesso, e so che questo finirà per farmi catalogare nel suo schedario alla voce “disturbi della sessualità”ma che ci vengo a fare qua se poi non le dico tutta la verità?
– ….
– appunto, ma non è nemmeno questo il punto, il punto è che ora tutto quello che voglio è fare una passeggiata nel parco con Eleonor ma non posso
– non può?
– no, non posso, perchè nel parco ci sono gli orsi
– non ci sono orsi a Blueville
Aveva risposto troppo bruscamente la Dottoressa Natalie Finch uscendo dal suo ruolo.
– ne è così convinta?
– abbastanza, si
– …
– ….
– ma scommetto che se le chiedo di venire con me al parco non ci verrà
– non sarebbe opportuno
– e come farà a convincermi che nel parco non ci sono gli orsi?
– non voglio convincerla di questo
– e allora a cosa cazzo servono gli psicologi?
Si era scaldato, e nella sua testa aveva visto la mano della Dottoressa Natalie Finch spostare il suo fascicolo da “disturbi della sessualità” a “rabbia e atteggiamenti aggressivi”.
– mi scusi
– non c’è bisogno che si scusi
– ….
– ….
– ….
– qua lavoreremo su quello che vuole lei Eugene, e se lei vuole andare al parco con Eleonor è su questo che lavoreremo, ma non credo che chiedermi di venire con voi al parco sia la soluzione
Per due decimi di secondi nella testa di Eugene aveva fatto breccia un immagine di lui, la dottoressa e Eleonor nel parco.
– ma esiste una soluzione?

Vincent Freeman

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