Istruzioni per l’uso

1. è un blog, non si può trovare nelle migliori librerie
2. è un blog, non uscirà in versione tascabile
3 è un blog, non si può sfogliare
4. è un blog, non si può usare come ferma porta
5. è un blog, non si può bruciare
6. è un blog, per trovarlo basta digitare Vita Maniacale su Google, la prima pagina che comparirà sarà l’home page di questo blog, non è difficile
7. ma non sarebbe male se scriveste l’indirizzo intero del blog nella barra degli indirizzi, cosi, tanto per far capire che ve lo ricordate
8. anche aggiungerlo alla barra dei preferiti potrebbe essere una cosa apprezzabile, insomma, un piccolo gesto di sostegno
9. una volta aperto potete: guardare le immagini, sfruttare la luminosita del template per ricalcare un disegno appoggiando l’originale sullo schermo, appoggiarci una mano sopra per individuare eventuali microfratture delle falangi, andare su e giù con la barra laterale, andare giù e su con la barra laterale, fissarlo con la stessa espressione con cui fissereste il vuoto, in ultima ipotesi, anche leggerlo, ma non necessariamente
10. Vita Maniacale è un blog a risparmio energetico, navigandoci sopra non comprometterete i download di eMule ne di Torrent, nemmeno la visione di un film o di una partita in streaming, per quanto i creatori di questo blog si dissociano da qualsiasi forma di pirateria informatica, il che non vuol dire che di tanto in tanto non disdegnano di usarla
11. Vita Maniacale non vi permetterà di incontrare altre persone come un social network qualsiasi, c’è una forte probabilità che mentre navighiate tra le pagine di questo blog siate gli unici a farlo, questo salvaguarderà i vostri rapporti di coppia qualora ne abbiate uno, o vi salvaguarderà da eventuali rapporti di coppia qualora non ne abbiate ancora uno
12. non ci sono scene o video porno, e ce ne rammarichiamo
13. in caso di sovradosaggio non importa chiamare il medico
14. tra gli effetti collaterali sono stati riscontrati: noia, sonnolenza, nausea, perforazione del setto nasale, necrosi del fegato, raramente ilarità e soddisfazione
15. il curatore del blog non si candiderà mai in politica e non fonderà movimenti antidemocratici, quindi se cercate messia da divinizzare in modo acritico e irrazionale cercatevi un altro blog
16. su questo blog troverete tutto e il contrario di tutto, quindi anche ottut oppure niente
17.  questo blog non è un granchè, ma è già qualcosa

Responses

  1. Ciau.
    Ma è normale che non riesca a postarti i commenti?
    😦

  2. Già.

  3. Risento cronicamente degli effetti collaterali ritenuti “rari”. E – prima che il telefonino mi consentisse di andare su internet – per me questo blog era molto sfogliabile, perchè mi stampavo i post x leggermeli sul treno/autobus.

  4. Santo cielo come è complicato commentare. Quasi quasi è un bene, visto che il blog si commenta da sé. In senso positivo, intendo.
    Penso che sia davvero straniante leggere di Vincent Freeman standosene con gli occhi aperti davanti ad un monitor LCD (solo un po’ meno radiazioni ionizzanti e un lieve risparmio energetico) Mentre con gli occhi chiusi sarebbe solo sciocco. Ma il bello è proprio il fatto che sia straniante.

    Questo era il bello.
    Il perché però non sono ancora riuscito a capirlo.
    Sarà perché l’uomo con la testa nella bolla di sapone è una garanzia. I dialoghi vanno bene, sono fin troppo puliti, quasi rarefatti ma anche questa è una considerazione confutabile con facilità: nel rileggerli alla rovescia non è che cambi molto.
    Si resta sempre fuori dal gregge, Vincent Freeman.
    O dal garage.

    • Un blog che si commenta da se, magari si legge anche da se, visto il numero dei lettori.
      Straniante è un bel termine, mi piace, e se sono una garanzia mi sa che mi restano un paio di anni di vita, se sono una cucina Ikea anche 25.

      Spero che leggendoli alla rovescia qualcosa cambi, almeno l’ordine, non vorrei essere accusato di satanismo.

      Fuori da gregge, dal garage e dal gazebo

      Grazie della stima

  5. Visto il numero dei lettori? Credi che sia importante? Sì eh? Forse sì. Ma allora come rendere accessibile un Blog inaccessibile?
    E’ un tema significativo, ne feci esperienza aprendo un blog immaginario nell’intento, non nella sostanza, trattando l’oscuro fenomeno dell’Hikikomori (che con l’Ikea ha assai poco a che fare).
    In realtà non era una suggestiva pagina di conforto per le famiglie i cui figli fossero rimasti vittime di questa forma estrema di cocooning. Era solo un esperimento letterario (parola grossa, quasi pensante) finito in autoisolamento, proprio come un Hikikomori.
    Perciò se c’è della solidarietà in giro, quella è proprio sentita dal di dentro. Anche in modo divertito.
    Perciò credo che questa iniziativa, Vincent Freeman, sia lodevole in quanto priva di specularità. Chi legge questo blog deve restarne affascinato senza capirne però il senso. Non si deve specchiare ne’ riflettere.
    Quando sono arrivato qui ho avuto come l’impressione di leggere un Koan il cui scopo era quello di indurre il lettore all’abbandono di qualsiasi categorizzazione semantica.
    Insomma, leggere per leggere.
    E non è passività ma immersione.
    Credo che, la letteratura, lo scrivere così come il leggere, siano come respirare. Cioè immettere un comburente, l’ossigeno, per le necessarie reazioni biochimiche.
    Il nostro encefalo si nutre di metafore, le uniche che hanno un libero accesso all’inconscio.
    Perché non dovremmo dimenticarcelo. Come l’Universo è composto per la maggior parte di materia oscura, così è il nostro essere: la maggior parte di noi, invisibile e pesante, è inconscia.

    Questo Blog che ho osato accostare ad un Koan, è in qualche modo un atto respiratorio. Le parole conducono dove vogliono loro e non dove vogliamo noi, che si stia leggendo o scrivendo.
    Come ogni tanto mi accade di pensare, per uscire dal garage, dal gregge e del gazebo è necessario entrare dentro. Nel profondo. Un Worm Hole che conduca al “dove le cose hanno il loro posto originario”.

    La mia stima è gratitudine.
    Grazie.

    • essere letti è un po’ il desiderio di tutti i divani, che non vogliono essere divani e basta, ma anche divani letti. Poi certo, il risultato non cambia, anche essere un buon divano è già qualcosa, quindi i pochi apprezzamenti fanno comunque piacere, addirittura imbarazzano anche un po’.
      Credo che il blog, questo in particolare, sia per natura un po’ incomprensibile, ci capiti ed è un po’ come aprire la pagina di un libro a metà, in questo caso non c’è nemmeno un filo conduttore chiarissimo, cioè, non c’è nemmeno un libro, un argomento chiaro. Però va bene cosi.

      Se sapessi cos’è un Koan vivrei meglio?

      Grazie per la stima

  6. Non so se vivrai meglio sapendo che cosa è un koan ma se hai aperto questo libro-blog con le ragioni che hai addotto è giusto che tu ne raccolga i frutti, quali che siano. Uno di questi può essere il parallelismo fra Koan e “vitamaniacale.wordpress.com”.
    Il parallelismo fra Koan e Vita maniacale 2.0 (due punto zero) in specifico, è comprensibile solo se si conosce il significato del termine Koan e la sua storia.

    Il Koan è in pratica un racconto paradossale e all’apparenza incomprensibile, utilizzato in aiuto alla meditazione Zen ed ha la funzione di “risvegliare” una profonda consapevolezza in chi lo affronta nella lettura o nell’ascolto.
    Solitamente narra l’incontro tra un maestro e il suo discepolo, incontro nel quale all’allievo viene rivelata la natura ultima della realtà rompendo lo schema logico del ragionamento naturale al quale l’allievo è abituato.

    Solitamente i Koan sono brevissime narrazioni alle quali è impossibile trovare una “morale della favola” e il cui senso logico/razionale è totalmente assente. La rottura di simmetria fra logica e conoscenza della realtà e di se stessi produce un effetto iniziale di straniamento. Da questo si può arrivare al cosiddetto effetto sorpresa simile a quello dei motti di spirito ma con risultati decisamente soprendenti e devastati il common sense.

    Talvolta può accadere, se si è sufficientemente aperti alla curiosità delle cose che crediamo di aver capito e catalogato, di cogliere attraverso l’edificio concettuale della narrazione (questo accade anche leggendo questo blog) di cogliere vie sotterranee di narrazione/descrizione totalmente sganciate dai percorsi narrativo-logici ai quali siamo abituati. Quello che accade nella mente del lettore però è imprescindibilmente indipendente dalla narrazione. Ciascuno leggerà, così come accade in ogni rapporto fra narrazione e lettore, quel che ha dentro di sé, in qualche modo maturato. Ciascun lettore leggerà le proprie consonanze e le proprie contraddizioni, il proprio modo di reinterpretare quella parte di cammino che lo ha portato a soffermarsi su questo blog o su un gelato realizzato con latte di donna, così come su un mobile Ikea, vittima di un architetto dalla faccia svedese.

    Il Koan, consegna al lettore/ascoltatore, una sorta di grimaldello con il quale scardinare la cassaforte logica del proprio modo di intendere realtà e relazioni fra realtà e proposte alternative ad essa.
    Ogni narrazione, storia, film e persino musica sarà perciò un contenitore modulabile in frequenza, una sorta di banda radio attraverso la quale ogni possibile elemento può essere trasmesso e ricevuto. Ma sarà il ricevente a ricodificare il segnale per tradurlo in concetti e informazione. E qui intervengono molti elementi a loro modo indipendenti e perciò legati all’esperinza del ricevente, alla sua scala di valori, alla sua apertura mentale, alla sua disponibilità all’osservare con uno sguardo privo di filtri ideologici.

    Quest’ultima capacità è praticamente inottenibile se non con una lunga pratica e, anche così facendo, sarà impossibile prescindere, come osservatore, dalla propria struttura preesistente.
    La bellezza del Koan, così come di questo blog, è quello dell’autoreferenzialità evidente o nascosta, vuoi nel contenuto, vuoi nel metodo. Lascia straniati, con le chiappe per terra. Eppure in qualche modo felici, liberati grazie alla caduta.

    Note:
    mi spiace che il mio discorrere sia stato percepito solo come stima. In realtà il mio intento era quello di proporre il mio apprezzamento e la mia gratitudine. Non è facile incontrare strutture come questa, è assai raro poter leggere atmosfere così rarefatte e, al contempo eleganti, ottenute senza lasciare l’impressione che l’autore/gli autori se la stiano “tirando” e altrettanto facciano i lettori, che commentino o meno.

    Sì, lo so, la sto mettendo giù pesante ma è colpa vostra/tua, se mi hai tirato in mezzo con quello che hai proposto con quell’innocenza crudele e disincantata che hai/avete utilizzato sia come cifra stilistica che come messaggio, in fondo intenerito e autoassolvente.
    E’ un po’ il residuo ultimo di un narcisismo che, in fondo, ci ha salvato la vita o l’ha resa un po’ più facile, come “le bistecche i giornaletti e l’università” di una vecchia canzone di Stefano Rosso.

    Se puoi vivere meglio sapendo o non sapendo che cosa è un Koan?
    In fondo, perché no? Ma cerrrrrrrto che puoi vivere benissimo senza sapere che cosa è un Koan.
    La curiosità non è obbligatoria.

    Un saluto cordiale.

    • la curiosità non è obbligatoria ma è consigliata, ora che so cos’è un Koan sto molto meglio, avrei potuto cercare su wikipedia e non chiedertelo ma avrei avuto la risposta da Wikipedia e non la “tua” risposta. E’ strano aver fatto un Koan involontario, certo, non ci sono discepoli e allievi, e non credo vi si riveli la natura ultima della realtà, però c’è tanto di illogico e autoreferenziale, al punto che finisce per essere spesso incomprensibile.
      In alcuni casi la risposta al mio debole invito alla letturaè stato del tipo: e allora? cosa vuol dire?
      Cosi solitamente non invito alla lettura.

      mi sa che approfondirò il concetto di Koan, è veramente affascinante, anche se credo sia difficilissimo raggiungere la totale assenza di un senso logico/razionale, ma al tempo stresso, probabilmente, liberatorio

      comunque non puoi citare Stefano Rosso cosi, come niente fosse, o lo citi perchè in fondo appartenete alla stessa categoria? lui singolare non solo nel cognome, tu plurale, non solo nel cognome.

      Note:
      Nella stima ci vedo anche apprezzamento e gratitudine, ma uno non sa mai come accoglierle, dire semplicemente che fanno piacere è l’unica risposta che ho trovato nel tempo, quando capita

  7. Cito Stefano Rosso perché ho molto amato le sue canzoni.
    Pensavo fosse sufficiente per citarlo senza enfasi e con profondo rispetto.
    E con il rispetto mi sonopermesso di tendere un tranello, con quello spirito insolente ma intenerito che ci si può consentire solo chi non sà. Cioè io.
    In effetti, Stefano Rosso, al di là del colore e della pluralità dei termini era un’eco pronfonda proveniente da un tempo che non c’è più. Insieme a lui.
    Ed era una copertura affettuosa, per coprire una cosa nascosta, il nome del vero autore che in realtà ho citato, tale Piero Marras che, in una sua canzone peraltro di simile stesura fra l’ironico e il malinconico, disse qualche verità ancora oggi intatta.
    Il primo dei due autori-cantanti se n’è andato ma entrambi sono ormai ombre nella mia personale memoria, oltre che nella memoria di altri che non conosco e con i quali potrei condividere valori e gusti anche se ciò è irrilevante.

    Come tutte le cose che amiamo ricordare, in realtà queste utlime ricordano sono noi stessi a noi stessi. Riascoltando quelle canzoni possiamo arrivare a credere di essere stati qualcosa che stentiamo a riprodurre oggi con la stessa ingenua freschezza o crudeltà beffarda, entrambe segnale di involontaria innocenza.
    Ebbene sì, rivendico l’uso improprio del colore Rosso e della memoria di un uomo che mi ha raccontato storie cantate, in alcune delle quali ho potuto riconoscere atmosfere e visioni poetiche del mondo di allora, oggi perdute.
    Perché non dovrei farlo, dal momento che sono stato il suo pubblico pur rimanendo(ne) privato?

    Sull’accogliere sentimenti positivi che arrivano dagli altri c’è solo un modo, a mio avviso. Ed è quello di conglierne l’aspetto più significativo.
    Sono indici di responsabilità dell’autore. Di chi cioè ha prodotto sentimenti di stima, di ammirazione e/o di gratitudine.
    Ma la gratitudine è presente solo in chi ha iniziato a capire il significato che l’oggetto della propria gratitudine può avere per lui.

    Come ho compreso recentemente, riflettendo su questo complesso (e abusato nei termini) sentimento, si può essere grati senza aspettarsi nulla in cambio.
    La gratitudine vera ci rende sazì.
    Non dà dipendenza.

    Sempre cordialmente,

    Coloured me.

  8. Chiedo scusa per qualche refuso nella complazione della risposta.

  9. Ecco: già il termine “compilazione” conteneva un refuso.

  10. E di nuovo non si riesce a commentare…
    Boh?

  11. E di nuovo non si riesce a commentare…
    Boh?
    C’è qualche problema anche qui..

    • Idiota hai postato due volte!

  12. Niente da fare, volevo commentare il tuo ultimo scritto ma niente.
    Che faccio? Lascio? (disse il salumiere dopo aver tagliato 700 kg di prosciutto sciatto).

  13. Hei, ciao. C’è una di quelle catene di premi da blog. Per l’amor del cielo, non hai vinto niente di importante… hai vinto la mia opinione. Non è un gran che, ma penso ti farebbe piacere leggerla. Naturalmente non riuscivo a postare commenti da altre parti! Va be.

    • beh, certo, come si fa a leggerla? o era una frase retorica?

      ________________________________

      • No no, c’è, ma è scritta sul mio blog 🙂

  14. Cara Natalie, non ho vinto niente ma ho vinto abbastanza, proverò a mandare avanti la catena, intanto mi pavoneggio della tua opinione. Non scriverò mai un libro, ma se capitasse, costringerò l’editore a mettere sulla copertina una frase di questo post. E’ la miglior descrizione di vita maniacale, forse anche perchè è l’unica o meglio, è unica,e forse perchè viene da te. In ogni caso, grazie

  15. Ma perché non mi fa commentare i post???????????? (i tanti ? sono dovuti al fatto che sono decisamente alterata per colpa del tuo tema wordpress)

    Mi rassereno e ti ricorco che mi dimentico sempre che fare un giro da queste parti è una cosa che mi piace molto.

    • Però io mi agito perché ora so che mi perdo i tuoi commenti

    • mi è capitato più volte di lamentarmi del fatto che il mio blog non riceveva quasi nessun commento, soffrivo la solitudine del blogger. Salvo poi scoprire oggi, dopo il tuo commento, che nelle impostazioni erano disabilitati i commenti per i nuovi articoli….

      • Scusa, qualcuno te lo doveva pur dire…

  16. Ci riprovo.. Questa frase di commento è una frase autoreferenziale.

  17. Funziona! Io no, ovviamente, io sono sempre guasto. 😛

  18. Ininterrotto!

  19. Oggi è proprio una bruttissima giornata. Ma scoprire di essere in qualche modo nelle tue storie lo sento come un abbraccio. Che tempismo favoloso leggerlo proprio oggi.
    Grazie.

    • stavo quasi per chiederti il permesso, poi ho pensato che avresti capito, ancora meglio sapere di aver influito in qualche modo positivo su una tua brutta giornata

  20. Ps: il problema dei commenti non è risolto…. non sono riuscita a scrivertelo là!

    • La dove? In quale post?
      Qui pare funzionare.

      • questo post “rischia” di essere il più commentato del blog

    • mi sa che mi dovrò rassegnare

  21. Vero, pare sia di nuovo impossibile lasciare commenti.

    • a questo punto devo pensare che WordPress ce l’abbia con me…

  22. Ma… ora quando provo a lasciare un commento, wordpress mi ridirige al post senza aprire la finestra dei commenti. Quindi magari dipende dal template che ha un redirect sbagliato. Io sono un’ignorantona su queste cose, eh? Ho solo sparato un’ipotesi.

    • mi sa che riproverò a installare il template da capo e vediamo che succede, ti dirò se è giusta

  23. Ti tengo d’occhio 😉

  24. Grande, finalmente si può commentare, ma a differenza della riforma delle pensioni, la riforma del template non è retroattiva. Avrei voluto recuperare il tempo perduto, ma non riesco.
    Ci sei quasi Vincent Freeman!

    • Se non c’è riuscito Proust… 😛

  25. 😀


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